GASTRONOMIA IN PILLOLE

A CURA DI LUIGI FARINA

curiosità, storia, letteratura, ...

Gastronomia in pillole
a cura di Luigi Farina

curiosità, storia, letteratura, ...

In questo spazio Luigi Farina, Presidente dell'Associazione Spaghettitaliani, ci racconterà curiosità, aneddoti, storia, ..., del cibo e della gastronomia, inserendo anche dei brani tratti dalla letteratura.

Associazione Spaghettitaliani

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INDICE


Arancina o Arancino, l'antica diatriba fra Palermo e Catania arriva pure a questo...


Antipasto alla siciliana - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Liquori fatti in casa di Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Le camomille di Talleyrand di Gino Adamo - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Zeno partecipa ad un triste banchetto - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Antico Perù - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Una Ricetta tutta da provare - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Banchetto alla corte pontificia di Avignone - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Storie di cibo: Sarde a beccafico raccontate da Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Storie di cibo: Il Cacio all'argentiera raccontato da Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


L'uvetta nei dolci - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Ogni musica con la sua cucina: Menu Bossa Nova alla Carmen Consoli - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Musica e cucina: Paola Turci, fantasia e sperimentazione - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Fabrizi e la pastasciutta - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


L'Acquaiola di Totò - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Cibo e sesso da Afrodita - Racconti, ricette e altri afrodisiaci di Isabel Allende - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Uno Chef unico e particolare da "La mia Africa" di Karen Blixen - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Le panadas o impanadas sarde - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Storia di vini: Come nasce il Barolo di Gino Adamo - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Le arance siciliane, da un articolo di Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Un papa sommelier - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


I nove gradini del bere - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Buono come il pane - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Modi di dire "culinari": uova e frittate - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


I 3 condimenti del brodetto di Licurgo - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Giornata della "salsa" (Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina)


La Parmigiana di melanzane raccontata da Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Carne nobile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


13 Dicembre Santa Lucia a Palermo: Festival delle Arancine


Cassata e cannoli palermitani raccontati da Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Birra e sandwich al Quai des Orfèvres tratto da Maigret e il Lettone di Georges Simenon - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Come Bacco scoprì il vino - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Il ragù domenicale napoletano tratto da "Sabato, domenica e lunedì" di Eduardo De Filippo - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Un pranzo luculliano? Secondo i punti di vista, tratto da I Tre Moschettieri di Alessandro Dumas - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


"Pani ca' meusa" raccontato da Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


L'Acquavitaro tratto da "Estati felici" di Fulco Santostefano della Cerda, Duca di Verdura - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


De re coquinaria di Marco Gavio Apicio - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Pranzo pantagruelico alla corte di Milano di Gino Adamo - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Palermo è... il pane da: “Palermo è ...” di Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


La cucina degli Etruschi - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Il rito della tranquillità - La cura del volto tratto da "Trattato di culinaria per donne tristi" di Hèctor Abad Facioline - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


L'odore delle mele (da "La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita" di Philippe Delerm) - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Il caffè napoletano (da "Questi Fantasmi" di Eduardo De Filippo) - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Risotto alla Cavour - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Canto di una pentola (da "Il grillo del focolare, racconto casalingo di fate" di Carl Dickens) - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Totò e la cucina (dai film di Totò) - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Ammostata romana (Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina)


Memorie di un gelato a Palermo (Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina)


Gastronomia in Pillole a cura di Luigi Farina

Arancina o Arancino, l'antica diatriba fra Palermo e Catania arriva pure a questo...

Arancina o Arancino, l'antica diatriba fra Palermo e Catania arriva pure a questo...


L'Antica Focacceria San Francesco di Palermo ha aperto in questi giorni un punto vendita nell'Aeroporto Fontanarossa di Catania, proponendo fra l'altro le classiche palle di riso o alla carne o al burro, chiamandole "Arancine".
Ma la SAC, che gestisce l'Aeroporto, ha impedito la vendita delle "Arancine" per non urtare la "sensibilità" dei catanesi.
Per riuscire a diramare la diatriba, visto che l'Antica Focacceria San Francesco, per rispettare la tradizione dello Street Food palermitano, che ormai porta in giro in vari punti d'Italia, propone le "Arancine", nei banchi del punto vendita dell'Aeroporto verranno vendute sia le "Arancine" che gli "Arancini", per la buona pace di tutti.

Antipasto alla siciliana - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


... La bottiglia l'ho già aperta, verso il vino in due grossi bicchieri che intanto prende aria, e solo il colore mi fa girare la testa.
Lavo le olive verdi per eliminare la salamoia, le conzo con olio, sedano, aglio, carote e origano, le giro, le rigiro e le metto in una coppa di ceramica. Il pane l'ha fatto questa mattina mia mamma, ha un odore... sembra che quando respiro mi gonfia il petto; lo taglio a fette e sotto la crosta esplode una mollica dorata, di grana grossa; le briciole si spargono sul tavolo e vedo che Adele le raccoglie e se le mette in bocca. Però, penso, che bocca grande e carnosa, sembra una grossa fica appena raccolta dall'albero; chissà come si deve sentire quel povero marito che non riesce a riempirla.
Ho pure le salsicce secche di Calatafimi, ne prendo quattro, le sbuccio, le taglio e ci spargo sopra una manciata di semi di finocchio. Spacco a metà due pomodori rossi e duri, raccolti nell'orto questa mattina, li unisco a una cipolla fresca, affettata sottile; lavo i capperi nell'acqua calda per togliere il sale e li aggiungo; poi l'origano, dall'odore forte e selvaggio che si sovrappone a quello zuccheroso del finocchio. Condisco con l'olio, un poco d'aceto scuro, mescolo con gesti lenti e ripetitivi. Taglio a fettine sottili sottili un pezzo di bottarga, grosso, tenero, roseo, profumatissimo; nella stanza si spande un odore aspro, come il mare d'inverno quando le onde portano a riva alghe, pesci, cassette di legno, bottiglie vuote, sacchetti di plastica. Sbuccio e spello due arance sugose, aggiungo le carote a rondelle, mischio tutto e poi olio e pepe, un'insalata da re, anzi da regina....

tratto da: L'Assaggiatrice di Giuseppina Torregrossa edito da Rubbettino Editore, 2010

Liquori fatti in casa di Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

I principali componenti di un liquore sono: l’ingrediente caratterizzante (succo di frutta, caffé, spezie...); l’alcol da frutta, usato generalmente in una soluzione al 95%, lo sciroppo di acqua e zucchero.
A seconda delle proporzioni di acqua e zucchero lo sciroppo può avere densità diverse, che vengono misurate in gradi Baumé.
Solo lo sciroppo a 32 gradi non fermenta anche se lasciato a temperatura ambiente per lungo tempo. Tutti gli altri sciroppi hanno una conservazione limitata perché poco concentrati.
Per misurare la densità degli sciroppi si può usare l’apposito strumento chiamato densimetro. È un tubetto di vetro graduato leggermente rigonfio all’estremità che, immerso nello sciroppo, vi affonda più o meno a seconda della sua densità: il grado si può leggere sulla linea di galleggiamento.
Poiché una normale attrezzatura di cucina non prevede questo strumento, ai dilettanti basterà ricordare che per ottenere uno sciroppo a 32 gradi (e quindi a lunga conservazione) si mescola 1 kg di zucchero con 7,5 dl di acqua e per uno sciroppo a 19°, ideale per la preparazione di sorbetti, occorrono 1 kg di zucchero e 1,5 litri di acqua.
Lo sciroppo si può preparare a freddo o, meglio, a caldo, portando a ebollizione l’acqua e lo zucchero, schiumando e lasciando bollire finché lo zucchero non sarà sciolto.
A questo punto, ritirate dal fuoco e filtrate attraverso un panno.

Tratto dalle Ricette di Gaetano Basile: https://www.spaghettitaliani.com/User/GaetanoBasile/ricette.php

Le camomille di Talleyrand di Gino Adamo - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

Talleyrand mangiava una sola volta al giorno; al mattino beveva, a breve distanza l’una dall’altra, tre camomille. Era un regime dietetico poco salutare, al quale, tuttavia - come osservò lo storico Georges Lenotre - il Monsignore non soccombette: anzi! Visse, infatti, in buona salute per ottantaquattro anni.
L’unico pasto al giorno, quello della sera, che secondo la buona regola avrebbe dovuto essere frugale, era per Talleyrand, invece, un pasto sontuoso, abbondante, durante il quale egli beveva vino generoso.
Osserva inoltre Lenotre che «alzandosi da tavola Talleyrand dava prova di uno stato di eccitazione fisica, che gli faceva dimenticare la sua abituale impassibilità … Dopo pranzo il suo viso si colorisce, gli occhi si animano, i suoi movimenti si fanno bruschi, la sua voce è più sonora, ed egli cede, come una donna, al bisogno di parlare che lo stimola».
E’ anche il momento in cui egli si diffonde in colorite ingiurie contro i propri nemici: di cui, come si sa, era abbondantemente provvisto!

Gino Adamo

Zeno partecipa ad un triste banchetto - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Da mio suocero trovai che la compagnia s’era messa in quel momento a tavola. Mi domandarono notizie ed io, per non compromettere la gaiezza di quel convito, dissi che il Copler viveva tuttavia e che c’era dunque qualche speranza. A me parve che quell’adunanza fosse ben triste. Forse tale impressione si fece in me alla vista di mio suocero condannato ad una minestrina e ad un bicchiere di latte, mentre attorno a lui tutti si caricavano dei cibi più prelibati. Aveva tutto il suo tempo, lui, e lo impiegava per guardare in bocca agli altri. Vedendo che il signor Francesco si dedicava attivamente all’antipasto, mormorò: “E pensare che ha due anni più di me!

Poi, quando il signor Francesco giunse al terzo bicchierino di vino bianco, brontolò sottovoce: “E il terzo! Che gli andasse in tanto fiele!

L’augurio non m’avrebbe disturbato se non avessi mangiato e bevuto anch’io a quel tavolo, e non avessi saputo che la medesima metamorfosi sarebbe stato augurata anche al vino che passava per la mia bocca. Perciò mi misi a mangiare e a bere di nascosto. Approfittavo di qualche momento in cui mio suocero ficcava il grosso naso nella tazza del latte o rispondeva a qualche parola che gli era stata rivolta, per inghiottire dei grossi bocconi o per tracannare dei grandi bicchieri di vino. Alberta, solo per il desiderio di far ridere la gente, avvisò Augusta ch’io bevevo troppo. Mia moglie scherzosamente mi minacciò con l’indice. Questo non fu male (…) così non valeva più la pena di mangiare di nascosto. Giovanni, che fino ad allora non s’era quasi ricordato di me, mi guardò sopra gli occhiali con un’occhiataccia di vero odio. Disse: “Io non ho mai abusato di vino o di cibo. Chi ne abusa non è un vero uomo, ma un … (…)”. Per effetto del vino, quella parola offensiva accompagnata da una risata generale, mi cacciò nell’animo un desiderio veramente irragionevole di vendetta. Attaccai mio suocero dal suo lato più debole: la malattia.

Tratto da: La coscienza di Zeno di Italo Svevo

Antico Perù - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

L’imperatore della dinastia Inca, Atahualpa, mangiava seduto sul suo sgabello.
I suoi alimenti, serviti in vasellame d’oro, d’argento o d’argilla, venivano disposti davanti a lui su piccole stuoie.
Egli indicava il piatto di cui aveva voglia, ed una delle donne lo prendeva e glielo reggeva mentre lui mangiava.
Se durante il pasto si faceva la minima macchia sui vestiti, l’imperatore Inca si alzava e si ritirava nei suoi appartamenti per cambiarsi.

Una Ricetta tutta da provare - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina


Una Ricetta tutta da provare:
Sorrisi in agrodolce


Ingredienti:

1 kg di sorrisi appena colti
1 pizzico abbondante di pazienza
2 ricordi positivi, ne basta anche uno ma buono
1 musica che rilassa il cuore
1 dolore recente da triturare ben bene
peperoncino fresco q.b.
2 o 3 lacrime, non di più
1 abbraccio sincero
essenza di cannella q.b.
1 cucchiaio abbondante di speranza

Preparazione:

Scaldare i sorrisi appena colti in una grande casseruola di terracotta rossa.
Lavorare un dolore recente e le lacrime in una piccola casseruola non di alluminio, con un frullino elettrico, finchè sollevandoli non ricadono.
Cuocere a bagnomaria la pazienza, l'abbraccio sincero e i ricordi positivi.
Preparare a parte un leggero soffritto di speranza.
Amalgamare il tutto e mescolare pian piano per un tempo che il tuo cuore ti dirà. Cospargere il tutto con essenza di cannella. Guarnire con i peperoncini freschi.
Servire con una musica che rilassa il cuore, innanzitutto a se stessi e a tutti coloro che lo meritano.

BUON APPETITO!


Vino abbinato: Vino rosso forte e sincero

Banchetto alla corte pontificia di Avignone - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

Nel 1324, alla Corte pontificia di Avignone, ad un banchetto di nozze vennero mangiati 4.000 pani, 8 buoi, 55 montoni, 8 maiali, 4 cinghiali, 200 capponi, 200 polli, 580 pernici, 270 conigli, 4 gru, 2 fagiani, 3 quintali di formaggi e 3.000 uova.
Si mangia con le dita, ma il galateo raccomanda di non avvalersi mai né dell’anulare né del mignolo: non è considerato educato. Si rischia una figuraccia.

Storie di cibo: Sarde a beccafico raccontate da Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

...La cucina cittadina di reinvenzione spiritosa non è altro che la reinvenzione dei piatti dei nobili. Per esempio i nobili si potevano permettere di andare a caccia di beccafichi, che sono uccelletti simili alla capinera, che hanno il piumaggio colore argento, il codino a V nero, pesano si e no 30 g, ne buttavano giù a migliaia a fucilate, si portavano in casa, i monsù lo spennavano, li disossavano, mettevano da parte le viscere e interiora e li farcivano con queste, lasciavano il codino e si presentavano in bellavista per poterle prendere con il codino e farne un solo boccone.
La cucina da noi è stato da sempre un grande sistema di comunicazione, e la comunicazione avveniva attraverso i servi di casa, per cui la cameriera arrivava a casa al piano di sotto e la mamma gli chiedeva: "Chi manciau u signor baruni?" e la cameriera: "Manciau i beccaficu!", spiegando cos'erano. Al che la madre per copiare i nobili prese le sarde fituse, costavano di meno, li avvolse, lascio il codino a V, e invece di condirle di interiora, li condì con mollica di pane, un poco di odore di arancia o di limone, per cercare di confondere il puzzo del pesce puzzolente, e prudentemente ci mise i pinoli. In tutta la cucina popolare il pinolo è presente perchè rappresenta nella medicina popolare l'unico deterrente contro l'intossicazione alimentare, praticamente è una bivitasi preventiva.
E quindi nasce la sarda a beccafico....

tratto da una chiacchierata di Luigi Farina con Gaetano Basile


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Storie di cibo: Il Cacio all'argentiera raccontato da Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

Gli argentieri erano considerati ricchissimi, perchè lavoravano oro e argento, in realtà erano poverissimi perchè era il committente a fornire la materia prima, poi si doveva consegnare il lavoro finito, più i ritagli e le limature. Il tizio veniva pagato solo per l'opera. Però all'occhio di tutto il vicinato erano ricchi. L'unica cosa che li distingueva dal popolo minuto era che questi avevano sempre il luce addrumato (ndr: il fuoco acceso), perchè il fuoco serviva per lavorare, mentre gli altri non se lo potevano permettere. Pensa che fino agli anni '50 nelle informazioni prematrimoniali per definire il ceto, la solidità economica di una famiglia, si diceva per esempio, "cuoce una volta al giorno", o "cuoce una volta alla settimana", perchè oltre alle spese del cibo c'erano pure quelle della legna e del carbone, che non erano indifferenti, quindi basta pensare a questo artigiano che aveva sempre il fuoco acceso, e allora la moglie di uno di questi argentieri per fare schiattare (ndr: morire) di invidia le vicine inventò un piatto che si fa a bagnomaria, si mette una fetta di caciocavallo fresco, un filo parsimonioso d'olio, un pochino di aglio, origano e due gocce d'aceto, ora che cosa succede, che l'odore che sprigiona è identico a quello del coniglio alla cacciatora, per cui tutte le vicine, pensavano che l'argentiera cucinasse coniglio, invece era solo formaggio, da qui nacque il cacio all'argentiera.

tratto da una chiacchierata di Luigi Farina con Gaetano Basile


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