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Luigi Farina
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Interviste

Intervista ai Syncage in occasione del loro album di esordio Unlike Here per la nostra rubrica "Musica con Gusto 2.0"


Articolo inserito da musica il 08/05/2017 alle ore 17.08.49


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«Syncage non è metal. Syncage non è alternative. Syncage non è progressive. Queste sono le nostre radici. Syncage è la formula attraverso la quale si miscelano e fondono musica, teatro e arti visive, uno show in cui il violino incontra la chitarra elettrica». Una presentazione importante, sentita, suggestiva, per i Syncage. Il loro album d'esordio Unlike Here rappresenta in pieno la poetica sonora del gruppo, sintetizzando le varie componenti che caratterizzano questa giovane e ambiziosa band. Dopo un singolo, un EP e una notevole partecipazione al Festival di Veruno nel 2015, la indie-label britannica Bad Elephant Music (scuderia di Mothertongue, Schnauser, Verbal Delirium, Shineback, Matt Stevens and The Fierce And The Dead etc.) pubblica venerdì 5 maggio 2017 il debutto Unlike Here. Un lavoro importante per il quartetto veneto - di stanza in Olanda - che così rilancia l'eclettismo del progetto, a cavallo tra diversi mondi sonori, aristocratico e rabbioso, colto e popular al tempo stesso.

Music Center dei Syncage

Definirsi per negazione è intrigante e incuriosisce. Non siete metal, né prog, né alternative: ma chi sono i Syncage?
Siamo innanzitutto una famiglia, un gruppo di amici che condividono l’amore per la musica. Siamo quattro persone molto diverse, dunque per suonare insieme abbiamo dovuto assemblare una musica che soddisfacesse tutti allo stesso modo. Quando scriviamo non partiamo mai da un’idea stilistica su cui costruire un’idea musicale, ma lavoriamo sempre e solo sulla musica, non ci interessa in che genere questa possa collocarsi.

Unlike Here è il punto di partenza ma anche una sorta di approdo, di grande arrivo dopo anni di ricerca di una vostra personalità artistica. Che differenze ci sono tra questo disco e i precedenti “esperimenti” di Hellound e Italiota?
“Unlike Here” è stato scritto in circa due anni. Racchiude in se un pezzo della nostra vita, delle problematiche che abbiamo dovuto affrontare, che si riflettono nella trama del concept. Al di là di questo, si differenzia dai nostri precedenti lavori per un maggiore distacco da un genere specifico: abbiamo davvero cercato di prendere tutto quel che più ci piace e di farlo coesistere nei nostri pezzi, dalle flautofonie mongole agli ostinati à la Igor Stravinsky.

Il nuovo disco è nato ai Prosdocimi Recording con la presenza di Mike 3rd. Quanto è stato importante un luogo “analogico” per la realizzazione dell’album?
Abbiamo voluto registrare su nastro per portare all’ascoltatore un’opera quanto più onesta possibile: abbiamo dato il massimo in ogni fase di produzione, decisi a portare nel disco la vividezza di un’esecuzione dal vivo. Per noi questo gesto assume anche una valenza simbolica, di presa di posizione rispetto al modo di fare musica oggi, che troppo spesso porta a “plasticoni” brillanti quanto sterili.

Mike 3rd ha lavorato con big internazionali come Pat Mastelotto, Tony Levin e Benny Greb, ma anche con formazioni indipendenti quali Hypnoise, Tunatones e ExKGB: che tipo di contributo ha offerto alla genesi del disco?
Mike 3rd è stato fondamentale. Abbiamo cominciato a lavorare assieme ancor prima di entrare in studio: ci è venuto a trovare più volte dove provavamo, per entrare in confidenza con la musica e i musicisti, per farsi un’idea sul metodo di lavoro migliore per “Unlike Here”. Al Prosdocimi Recording si è dedicato con amore e personalità alla produzione e al missaggio dell’album. Più volte, grazie ai suoi suggerimenti, siamo stati in grado di tirare fuori il meglio di noi.

Un passaggio fondamentale, anche se conclusivo, è avvenuto nelle mani di Ronan Chris Murphy: un produttore che ha lavorato con Robert Fripp e Steve Morse, e che ha manifestato notevoli apprezzamenti verso Unlike Here!
Ne siamo onorati! Ronan si è occupato del mastering dell’album riuscendo a enfatizzarne l’essenza, è stato decisivo nel definire il sound del disco.

La musica dei Syncage ha un legame forte con l’elemento visivo, non a caso il vostro progetto live Cromatismi è proprio una combinazione note-immagini. Quanto c’è di questo approccio in Unlike Here?
Cromatismi è stata un’esperienza meravigliosa che stiamo sviluppando ed ampliando, applicandola ad “Unlike Here”, che già di per se risulta immaginifico e evocativo. Anche solo la creazione dell’artwork, ad opera dell’artista visivo Leonardo Guerra, è stata portata avanti assieme. Ci sono voluti più di 6 mesi di lavoro, ma ne è valsa la pena, perché questi elementi visivi rappresentano perfettamente le intenzioni sonore presenti nell’opera.

I contenuti di Unlike Here: quali tematiche trattate nei vostri brani?
“Unlike Here” parla di cemento da cui scappare, di montagne verso cui camminare. Due anni fa Matteo N. si è spostato all’estero per ragioni di studio. Tra noi Matteo è il più “orso”, legato alla natura e poco incline alla baraonda cittadina. Immaginatevi la sua reazione nel trovarsi improvvisamente catapultato in mezzo ad una delle maggiori capitali europee!
Matteo non ha potuto fare a meno di notare come, in un contesto sociale così articolato ed esteso, sia necessario ricorrere a dei comportamenti predefiniti e a dei manierismi che garantiscono la pacifica convivenza tra “colleghi”, rinunciando però alla spontaneità, al confronto sincero e disinteressato. Non abbiamo fatto altro che traslare queste riflessioni raccontando di un mondo dove ogni azione e scelta del comune cittadino viene decisa dall'alto eliminando così ogni possibilità di libera scelta. Ed è attraverso la natura che i protagonisti di questo concept troveranno una via di fuga dal sistema, un’alternativa libera all’omologazione.

Anche se la vostra fisionomia di band è piuttosto originale e ricercata, immaginiamo che i Syncage siano nati grazie all’amore per alcuni gruppi e artisti. Quali sono state le vostre fonti di ispirazione?
Spesso le band si formano nei garage, a noi è andata diversamente. Ci siamo incontrati in ambito classico, perché abbiamo tutti studiato musica classica, almeno per un certo periodo. Ma la passione che ci ha unito fin da subito è stata quella per i classici del Rock, particolarmente la figura di Jimi Hendrix. Dopo poco tempo è subentrata la fascinazione per il progressive metal: per due anni buoni non abbiamo ascoltato altro che Dream Theater, Symphony X, Opeth e Porcupine Tree. Ovviamente crescendo ciascuno ha sviluppato le sue preferenze, per Matteo ad esempio è stata cruciale la conoscenza dei Radiohead, ma sarebbe molto difficile trovare un denominatore comune a quello che ogni membro ascolta fuori dalla sala prove. Sicuramente tra le ispirazioni più grandi non possiamo non nominare gli Area, che ancora oggi suonano più moderni della maggior parte delle band contemporanee, costituiscono un vero esempio per noi.

L’album è pubblicato da Bad Elephant Music, una bella realtà del progressive inglese che ha subito apprezzato la vostra musica.
Ricevere una risposta così positiva dalla BEM ci ha resi davvero felici! Come etichetta discografica producono album estremamente interessanti e ispirati, senza curarsi di essere allineati o meno con l’industria musicale propriamente detta. Ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda, sia da un punto di vista musicale che etico.

Siete pronti per un tour straniero, tra Olanda, Svezia e Grecia. Che differenze ci sono tra i Syncage su disco e dal vivo?
Non vediamo l’ora! La produzione di “Unlike Here” ha portato via molto tempo ai concerti, è finalmente ora di tornare tra la gente a suonare dal vivo! A partire da maggio visiteremo diversi paesi europei e suoneremo l’album nella sua interezza. Per quanto un disco possa essere suonato e registrato bene, non potrà mai ricreare l’impatto e l’energia di una performance dal vivo. Inoltre l’avere davanti a noi persone che si divertono e condividono con noi l’amore per la musica ci permette davvero di offrire loro il meglio di noi.

Parliamo adesso di enogastronomia, quale è il vostro rapporto con il cibo e il vino?
Trovare il tempo per cucinare non è sempre facile, ma quando riusciamo ci piace indulgere nei piatti tipici della nostra terra. Un buon bicchiere poi non guasta mai. Quando lo stomaco viene trattato bene, qualsiasi attività risulta più facile ed ogni sforzo più efficace.

Qualcuno di voi si diletta ai fornelli? Chi è lo Chef del gruppo e cosa gli piace cucinare?
Per necessità ci troviamo tutti a dover cucinare. Ognuno di noi ha le sue specialità: Daniele è il maestro della griglia, Matteo G. dei risotti e Matteo N. delle patate. Riccardo sta ancora cercando il suo piatto forte!

Volendo fare un confronto fra la vostra musica e l’arte culinaria, a che piatto accostereste il vostro modo di fare musica e perché?
Una domanda davvero inusuale, non avevamo mai pensato a questo parallelo. Non abbiamo un piatto particolare in mente, piuttosto una serie di sapori e di odori, che richiamano gusti cari e conosciuti ai palati ma hanno quel quid di diverso e, forse, di nuovo.

 

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Unlike Here dei Syncage Syncage (fotografia di Leonardo Guerra) Syncage live (fotografia di Enrico Rolandi)