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Luigi Farina alias Il Cuochino

Zeno partecipa ad un triste banchetto - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

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Da mio suocero trovai che la compagnia s’era messa in quel momento a tavola. Mi domandarono notizie ed io, per non compromettere la gaiezza di quel convito, dissi che il Copler viveva tuttavia e che c’era dunque qualche speranza. A me parve che quell’adunanza fosse ben triste. Forse tale impressione si fece in me alla vista di mio suocero condannato ad una minestrina e ad un bicchiere di latte, mentre attorno a lui tutti si caricavano dei cibi più prelibati. Aveva tutto il suo tempo, lui, e lo impiegava per guardare in bocca agli altri. Vedendo che il signor Francesco si dedicava attivamente all’antipasto, mormorò: “E pensare che ha due anni più di me!

Poi, quando il signor Francesco giunse al terzo bicchierino di vino bianco, brontolò sottovoce: “E il terzo! Che gli andasse in tanto fiele!

L’augurio non m’avrebbe disturbato se non avessi mangiato e bevuto anch’io a quel tavolo, e non avessi saputo che la medesima metamorfosi sarebbe stato augurata anche al vino che passava per la mia bocca. Perciò mi misi a mangiare e a bere di nascosto. Approfittavo di qualche momento in cui mio suocero ficcava il grosso naso nella tazza del latte o rispondeva a qualche parola che gli era stata rivolta, per inghiottire dei grossi bocconi o per tracannare dei grandi bicchieri di vino. Alberta, solo per il desiderio di far ridere la gente, avvisò Augusta ch’io bevevo troppo. Mia moglie scherzosamente mi minacciò con l’indice. Questo non fu male (…) così non valeva più la pena di mangiare di nascosto. Giovanni, che fino ad allora non s’era quasi ricordato di me, mi guardò sopra gli occhiali con un’occhiataccia di vero odio. Disse: “Io non ho mai abusato di vino o di cibo. Chi ne abusa non è un vero uomo, ma un … (…)”. Per effetto del vino, quella parola offensiva accompagnata da una risata generale, mi cacciò nell’animo un desiderio veramente irragionevole di vendetta. Attaccai mio suocero dal suo lato più debole: la malattia.

Tratto da: La coscienza di Zeno di Italo Svevo

 

 

 

 

La coscienza di Zeno di Italo Svevo ( - )

















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