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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina (lfarina52@hotmail.com)

Data ultima revisione: 7 Ottobre 2001

Rubriche - Attualità gastronomiche


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     Non tutti lo sanno, ma tuttora per molti americani la pizza sarebbe nata in America. La Bibbia non ne fa cenno, tuttavia, in base a serie ricerche sul campo e allo studio di antiche tradizioni popolari, l'invenzione della pizza risalirebbe, nientemeno, che agli Egizi: qualcosa come seimila anni fa.

     E' appena il caso di aggiungere che anche la Sicilia ha talora accampato diritti di primogenitura nell'invenzione dell'appetitosa focaccina, ma, per quanto se ne sa, finora con scarsa fortuna.

     D'altronde, i napoletani non hanno mai retrocesso di un centimetro dalla loro fiera posizione di unici detentori mondiali del "copyright" della pizza. Guai a mettere in dubbio la napolitanità del notissimo alimento.

     Le cose stavano, dunque, così quando - nel 1992 - si è verificato un fatto che ha scosso dalle fondamenta l'edificio della sicurezza partenopea. Ci si è messa di mezzo, ancora una volta, l'archeologia: solo che non si è trattato di scavi nel deserto egiziano, oppure lungo il Nilo, bensì sulle più familiari sponde del lago di Garda. Esattamente in località Lazise, nella "insospettabile" provincia veronese. Dove, appunto, si è verificato il ritrovamento di una sorta di "pizza arcaica", in ottimo stato di conservazione. La "focaccina" scoperta risalirebbe ad oltre 4 mila anni fa.

     Il reperto è emerso nel corso degli scavi condotti - su commissione del Ministero dei Beni Culturali al Museo di storia Naturale di Verona - da Alessandra Aspes (oggi titolare del Museo veronese); la quale, intenta a compiere ardue ricerche in un sito di palafitte risalenti all'età del bronzo, tutto s'aspettava di scoprire, tranne che un prototipo di "pizza" preistorica, che potesse costituire appannaggio d'origine - in terra veneta - del gustoso alimento mediterraneo.

     La singolare scoperta mostra una focaccina schiacciata, parzialmente
annerita dal fuoco di un bivacco primordiale (la cui dimensione si aggira
sui 15 centimetri). Ovviamente la scoperta suscita lì per lì stupore,
curiosità, ma anche accese polemiche: a scendere per primi sul sentiero di
guerra sono - è appena il caso di precisarlo - i pizzaioli napoletani, che, lesi nel loro orgoglio culinario, hanno giudicato la scoperta per nulla significativa di una possibile origine veneta della pizza. La celebre focaccina può essere solo partenopea. Chi osa asserire il contrario è in evidente mala fede: attenterebbe alla verità storica, che da sempre - è stato ricordato - attribuisce l'invenzione dell'alimento all'inventiva del popolo napoletano.

     In origine cibo povero, nato fra il popolo per mitigare la fame dei più diseredati, la pizza diviene nel tempo, grazie alla fantasia dei napoletani, un alimento gustoso e nutriente, di grande semplicità creativa.

     La polemica sulla pizza veneta si spegnerà lentamente: stampa e tv, dopo aver attizzato la polemica, abbandonano l'argomento alle discussioni di bar e ristoranti.

     Nessuno però si è soffermato, allora, sul dato in fondo "più sconcertante", che non solo la focaccina chiamata pizza, che, nell'ultimo dopoguerra, ha conquistato il mondo, non sarebbe un'invenzione napoletana né veneta. Anzi nemmeno italiana, né ancor meno europea. Infatti, secondo autorevoli pareri di studiosi, la pizza avrebbe avuto la genesi nella remota terra dei Faraoni. Or dunque, porterebbe - partenopei inorridite! - il marchio degli Egizi, che la chiamarono "pita".

     Verità scientifica ardua da digerire: meglio che non si sappia in giro, soprattutto che non giunga al suscettibile orecchio napoletano, rischieremmo una guerra civile di vasta portata gastronomica. D'altronde, ai napoletani deve essere riconosciuto invero l'incontestabile merito di aver fatto della pizza un alimento di grande attrattiva e rapidità d'esecuzione, un cibo di forte richiamo sociale, suscettibile di mille modificazioni e manipolazioni (più o meno genialoidi), grazie ai molteplici tipi di condimento usati, di volta in volta. Inoltre come sottacere che dinanzi alla maestà di un'ottima pizza scompaiono le distinzioni sociali, anche le differenze d'età? La pizza accomuna tutti, giovani e vecchi, borghesi e popolani. E' il vero fast-food
made in Italy.

      Inoltre costituisce un affare vertiginoso di miliardi che da tempo ha superato i confini nazionali per farsi ambasciatore nel mondo di un modo di mangiare alternativo al fast-food anglo-sassone. Insomma i napoletani ne hanno fatto un vessillo nazionale di cibo semplice, sano e veloce. E quel che non guasta: ne è venuto fuori un vero "business", ossia un affare colossale di miliardi, che, su questo piano, può competere finanche con i turpi guadagni del traffico mondiale di stupefacenti.

     Che si tratti ancora di "pizza-connection"?

 

 

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Buona lettura dalla redazione

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