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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina

Data ultima revisione: 29 Agosto 2001

Rubriche - Attualità gastronomiche


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          Ancora cibo e nevrosi, un connubio problematico. Quali sono i disturbi dell’alimentazione che possono condurre ad una diagnosi di tipo psichiatrico? Sostanzialmente le problematiche sono due: chi mangia troppo e chi troppo poco, con le rispettive motivazioni: il primo per annegare i dispiaceri nel cibo, fino a divenirne schiavo come se si trattasse di una droga, e chi, al contrario, dinanzi al cibo ha il comportamento opposto, ossia un rifiuto netto di ingerire alimenti, talora spinto fino a ridursi ad una larva. In queste persone il cibo è vissuto drammaticamente da due opposti fronti; entrambi - asseriscono oggi molti medici - da studiare sotto il profilo psichiatrico.

          Dai risultati sembrerebbe che nei disturbi del comportamento alimentare (Dca) siano da ravvisare serie problematiche psichiatriche. Non c’è dubbio che il fenomeno sia oggi in forte crescita, segnatamente nei paesi occidentali: l’impatto del problema con l’opinione pubblica e l’ambiente scientifico è stato forte: ha favorito la realizzazione di protocolli di ricerca finalizzati al conseguimento di idonee metodologie di trattamento.

          L’obesità non può essere considerata un disturbo psichiatrico. Per la diagnosi di Anoressia nervosa è indispensabile il riscontro di una perdita di peso, della paura morbosa di ingrassare, dell’assenza di amenorrea, per almeno tre cicli consecutivi e di una alterata relazione fra peso e aspetto fisico. Per la diagnosi di Bulimia nervosa, i criteri significativi per il riconoscimento del disturbo sono la fobia di aumentare di peso, la presenza di "abbuffate" (crisi bulimiche) e l’impiego di comportamenti compensatori rispetto all’ingestione di cibo (vomito autoindotto, abuso di clisteri, lassativi, diuretici, altri farmaci, allo scopo di perdere peso, digiuno, iperattività fisica). 

          Il timore di aumentare di peso è l’aspetto comune dei due disturbi. Il fenomeno dell’anoressia maschile, negli ultimi anni è andato incontro ad un lieve, seppur significativo, incremento. Le caratteristiche cliniche sono simili alla variante femminile, di gran lunga più rappresentata. I criteri diagnostici sono gli stessi, se si eccettui la sostituzione dell’amenorrea con perdita della libido e dell’attività eiaculatoria.

          I "disturbi del comportamento alimentare" raccolgono in genere tutte quelle forme cliniche contraddistinte dalla presenza di alcuni criteri diagnostici necessari per la diagnosi sia dell’anoressia nervosa sia della bulimia.

 

 

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