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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina

Data ultima revisione: 3 Agosto 2001

Rubriche - Attualità gastronomiche


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          A Hollywood è scoppiata la bomba dell’enogastronomia italiana. Per il made in Italy è un momento magico: invero, sempre apprezzato, mai, però, andato più forte di adesso. Beninteso, non si tratta delle solite preferenze culinarie occasionali per il cibo italiano, per l’assidua frequentazione di ristoranti che all’estero servono solo specialità italiane. No, le stelle del firmamento hollywoodiano stavolta vogliono di più, molto di più: sono in trattative per acquistare, addirittura, le stesse antiche, gloriose aziende produttrici, sulle quali pare che stiano attualmente piovendo offerte miliardarie: cui è spesso difficile dire di no.


          Molti divi di Hollywood mirano oggi a comprarsi le tenute agricole più prestigiose d'Italia. Ne ha parlato il giornale «Hollywood Star», secondo il quale stanno fioccando offerte miliardarie per l’acquisto di alcune tenute in Toscana e cascine in Piemonte. 

          Risulta che una delle principali aziende produttrici di Brachetto sia stata di recente contattata per una possibile cessione, ma si fanno anche altri nomi di prestigio per i possibili acquirenti yankee. C'è già chi assicura di aver visto Harrison Ford immerso nel paesaggio delle dolci colline piemontesi. Sembra che l’attore americano sia rimasto letteralmente estasiato dal tartufo e dal vino Brachetto di Acqui Terme. 

          «Sono sapori - ha detto il buongustaio - che non si possono dimenticare». 

          Altro che fast food! 

          Ma non è il solo a decantare le infinite bontà della nostra gastronomia. Si fa da qualche tempo anche il nome di Francis Ford Coppola, che parrebbe interessato ad alcune tenute nella zona di Montalcino. Da indiscrezioni si è appreso che il famoso regista intenderebbe curare personalmente la produzione del celebre Brunello. 

          Un’altra gloria della gastronomia italiana è nelle mire di Tom Cruise: iI parmigiano. Secondo i bene informati, l’attore avrebbe in animo di acquistare anche i caseifici che lo producono.
Altrettanto decisi sembrano essere i coniugi Douglas, Michael e Catherine, ai quali sorride l’idea di potersi impossessare della famosa mozzarella di bufala.

          Né poteva mancare il regista Steven Spielberg, e con lui 

          Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, e altri. 

          Le colline del Brunello sarebbero al primo posto nel gradimento dei facoltosi americani: molte offerte hanno interessato la gloriosa, antica Fattoria Dei Barbi. Il prosciutto di Parma sarebbe in seconda posizione nella gustosa hit parade della gastronomia nazionale, in particolare il Langhirano e Felino. Altre aziende storiche sono a un passo dal passare di mano: fra queste viene segnalato, di recente, il prosciuttificio «Il Torrione» (appartenente alla famiglia Adorni). 

          Ma anche Spielberg non è da meno in Friuli, dove ha adocchiato il Collio, con i suoi vini bianchi e con la tenuta Marco Felluga, mentre il Brachetto di Aqui Terme, sembra soddisfi appieno il delicato palato delle ladies californiane. Nemmeno la mozzarella di bufala di Battipaglia sfugge agli occhiuti offerenti d’oltreoceano. 

          Altresì nell’occhio del ciclone che ha investito il “made in Italy” rientrano i caseifici di Vincenzo Citro, che non è soltanto vagheggiato dallo star system hollywoodiano, giacchè può vantare fra la propria affezionata clientela nientemeno che l’attuale Pontefice. 

          Al sesto posto si piazza solidamente a Reggio Emilia, la famosa Villa Sabbione, nel cuore del regno del parmigiano. 

          Ovviamente ai primi posti rimane il Chianti: dalle famose fattorie di San Gimignano al borgo toscano di San Casciano Val di Pesa. 

           Al Sud, sulla Costiera Amalfitana, soprattutto a Ravello, è in pieno fulgore il notissimo limoncello. Dalle parti di Parma, nel regno del culatello, la bramosia di acquisti ha preso di mira il rinomato Zibello. 
Ma la fame di alimenti italiani DOC non si arresta qui. Sono in corso decine di trattative che hanno per oggetto alcune splendide fattorie umbre e pugliesi, dove si produce il miglior olio d'oliva del mondo.
C’è tuttavia chi - contrariato dal fatto che i nostri più rinomati prodotti nazionali vadano dispersi in mani straniere, perdendo nel tempo le loro preziose peculiarità - inalbera il vessillo della “resistenza all’acquisto straniero”, almeno per quanto riguarda i prodotti DOC. 

          Difendiamo i nostri alimenti, che vanno a ruba, ma che - si raccomanda - debbono restare italiani. 
«Difendiamoli, ma non per sciocco nazionalismo gastronomico», ribadisce il dr Marco Mignani, pubblicitario, che sta elaborando un'idea dirompente: diffondere nel mondo (con speciali spot) il concetto che la gastronomia italiana doc alla stregua del patrimonio artistico nazionale, è opera di inestimabile valore, non commerciabile. Analogamente, in breve, alle grandi espressioni del genio artistico italiano, “proprio come si fa per la moda, le chiese, i quadri e in genere i grandi monumenti del passato”. Insomma, un patrimonio che tutti possono godere (e degustare), ma che - a nessun titolo(!) - potrebbe essere ceduto ad acquirenti esteri: proprio come, per fare un esempio, non si cede “Il Donatello” di Michelangelo, che però si può ammirare ad libitum tutto l’anno. 

          Ma - siamo pratici - ci sarà poi chi nel Bel Paese darà ascolto, (per amor di patria?), a questo grido di dolore, riuscendo a dire “no” alle mirabolanti cifre in dollari che gli piovono addosso?

 

 

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Buona lettura dalla redazione

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