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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina

Data ultima revisione: 3 Agosto 2001

Rubriche - Attualità gastronomiche


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          Nel 1999, Sofia Loren aveva appena pubblicato un libro di gastronomia. Accennando ai suoi progetti imminenti, disse: "Da Los Angeles andrò a New York, da New York in Pennsylvania, poi in Canada, infine ancora a New York. Devo presentare il mio libro di cucina, "Recipes and Memories", che alla Fiera di Francoforte è stato giudicato il miglior testo di gastronomia dell'anno ed è stato premiato da una società francese di esperti ghiottoni: mi hanno mandato un attestato, che metterò in cornice e che considero un vero e proprio Oscar alla mia carriera di cuoca". 


          Il libro "Recipes and Memories" (“Ricette e ricordi”, 1999), pubblicato anche in Italia, è - ha scritto Natalia Aspesi su “Repubblica” - una commovente autobiografia culinaria, dove Sophia alterna le ricette di casa, con le foto smaglianti dei piatti (dalla pizza rustica al budino di castagne, dall'agnello Bella Napoli al risotto di Ginevra) e quelle spesso inedite, di lei bambina magra per la fame, oppure con un gran fiocco in testa in braccio alla bella mamma Romilda in pantaloncini corti, o anche la sua bella faccia ancora spigolosa sulla copertina di "Sogno", quando si chiamava Sofia Lazzaro ed era la protagonista del fotoromanzo "Non posso amarti", e col viso radioso di madre accanto al neonato Edoardo e a Carlo Senior e Junior. Il libro è dedicato a nonna Luisa, "che durante i bombardamenti a Pozzuoli - racconta la bella Sophia - continuava imperterrita a manovrare le sue pentole, e io mi rifugiavo dietro le sue gonne come fossero una trincea. Era un genio della cucina, sapeva fare manicaretti col niente che c'era, un po' di mollica di pane, una foglia di basilico, una goccia d'olio. In quegli anni ho imparato che il miglior condimento è proprio la fame: tutto è squisito quando hai lo stomaco vuoto che fa male. E ho imparato pure che cucinare è un atto d'amore, è un modo di dare, di nutrire, di proteggere». Quel filo segreto che lega le donne di generazione in generazione, attraverso i segreti delle ricette di casa, legava Sophia alla madre, ora alla sorella Maria, cuoca sopraffina. 
"Quando lavoravo, mia madre mi portava sul set i suoi piattini, i peperoni arrosto, gli involtini di vitello, la pasta con la salsa genovese. 

          Come tutte le vere cuoche, Sophia non presta eccessiva attenzione alla ricetta, non pesa, ma lavora con estro, con quello che ha. 

          L’attrice ricorda: «Una notte, a Belgrado, ero andata a letto sfinita, senza cena. Poi mi ha svegliato la fame, e non sapevo che fare. Per fortuna in quell'albergo le camere hanno una piccola cucina, e frugando tra i pacchetti di ingredienti, mi è venuta in mente la pappa che facevo ai miei bambini piccoli. Ho inventato così una squisita minestra di avena, che suggerisco di copiare. Al set del film "La Ciociara" sono, invece, legati i bucatini alla carbonara. Vicino al set c'era un gruppo di case di minatori, che prepararono quel piatto e vennero ad offrilo a De Sica e a me. Era una bontà e subito mi feci dare la ricetta».

 

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