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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina Data ultima revisione: 10 Luglio 2001 |
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Granturismo gastronomico
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E’ nato e
continua a diffondersi in Italia un nuovo genere di turismo. E’ un
fenomeno ancora piuttosto recente, inedito per tanti versi, ma che sta
rapidamente imponendosi, e che pone a fianco della cultura, dell’arte
e della musica, anche la gastronomia. L’arte culinaria entra così, a
pieno titolo, nella valigia di questo nuovo turista, assieme al consueto
corredo di libri e guide turistiche su monumenti, musei e antiche
vestigia. Spesso si tratta di riedizioni delle bibbie della gastronomia
internazionale. Naturalmente
è un turista esigente e scrupoloso che sfoglia tra stelle, cappelli e
forchette con lo stesso interesse con cui va e si informa di mostre, di
concerti nelle chiese, di mercati d'antiquariato. E' inoltre un
viaggiatore che non lesina denaro pur di scoprire inediti bocconi di
felicità. Qualcuno si domanda: siamo al cibo come consolazione? Per
nulla, rispondono. Non è un nuovo capitolo della moderna bulemia:
tutt’altro. E’ autentica cultura - vi assicurano - gratificazione,
raffinatezza di gusto, che sono fra gli scopi del viaggio del moderno
gourmet, rappresentato oggi in Italia da un’armata calcolata sui due
milioni di colti ghiottoni. E’ una sorta di nuova religione del tempo
libero. Sacerdoti di questa nuova mistica del palato sono i grandi
cuochi, che si avviano a divenire i veri sovrani dello star food-system
mondiale. E in effetti sono loro i protagonisti di questa rivoluzionaria
stagione gastronomica che in pratica, dall’Italia si spinge fino
all’estremo oriente. Sono ormai professionisti molto richiesti e
osannati, e, s’intende, superpagati, per suggerire ricette di
manicaretti in tivù. Sono chef di alto livello professionale che oggi
fra un banchetto e l’altro trovano finanche il tempo di scrivere libri
di ricette, tenere corsi e conferenze sull'estetica
dell’alimentazione. Gianfranco
Vissani è
ovviamente il sovrano di questa nouvelle vague culinaria,
che ha sede a Baschi, a sessanta chilometri da Perugia, in un
“tempio” (recentemente favolosamente ristrutturato), divenuto meta
esclusiva di veri e propri pellegrinaggi gastronomici da tutto il mondo.
E’ il caso di dire che sul suo impero non tramonta mai il sole. Se poi il
viaggio è stato estenuante, piatti come insalata di ricci di mare e
filetti di triglia con salsa di lattuga, lasagne di fave, piselli e
baccalà, pernice in casseruola con cannoncini al grano saraceno e
brunoise di funghi e fegato grasso, coronano degnamente le fatiche
dell’itinerario. Tutto straordinario, esclusivo: beninteso, anche i
costi che non sono certo da trattoria fuori porta. Di solito non si
spende meno di trecento mila lire per quattro portate alla carta: vini
(eccezionali!) inclusi. Anche
l’itinerario gastronomico internazionale ha le sue soste d’obbligo
per la degustazione di “cibo griffato”: dall’Europa
agli Stati Uniti. Dicono che
a Parigi anche su Alain Ducasse non tramonta mai il sole, mentre il
giudizio (tre stelle) della Michelin brilla ininterrottamente per due
ristoranti vanto di Monaco di Baviera e per quello superprenotato di
Parigi, dove in un’era di super-diete ipocaloriche furoreggia
la panna e il burro: alla faccia del colesterolo, è il caso di dire. In
altri termini, risorge una gastronomia ultra raffinata che ha ormai
soggiogato i palati più snob d'Europa. A Londra va forte il ristorante
di Marco Pierre White, un giovane chef (italo-inglese) che deve il
proprio successo ad un eccezionale fiuto "ecogastronomico".
Anche Londra è, dunque, divenuta negli ultimi tempi uno scalo
d’obbligo per i patiti della buona tavola (non solo made in England),
che ha fatto della capitale britannica la nuova meta del buongustaio in
Europa. Meno diretto, ma irrinunciabile il viaggio che porta a Roses,
una cittadina della Costa Brava, dove un giovane cuoco spagnolo, Ferran
Adrià - nome che a molti italiani non dirà granchè - è da tempo
considerato - da insospettabili gourmet internazionali - come il genio
della gastronomia del XXI secolo: ha rivoluzionato mode e modi di
cucinare spingendosi fino ai piatti destrutturati, alle
spume, ai gelati salati, alle minestre dolci. Raccomandano il suo
cavallo di battaglia: un semifreddo al parmigiano che - raccontano i
fortunati che l’hanno assaggiato - ha fatto addirittura versare
lacrime d’emozione. Anche la
Cina popolare ha le sue perle: il più grande cuoco cinese, Hui Pui-Wi
Ng, è stato considerato all'unanimità il Bocuse di Hong Kong. Non
conosce una parola d'inglese, ma sa tutto sui più esclusivi segreti
della cucina tradizionale cinese, che non manca di fasti e magnificenze.
Oggi egli gestisce 12 ristoranti, stabilisce i menu quotidiani per tutti
e coordina il lavoro di oltre 900 persone. L’itinerario
prosegue da est ad ovest tra le stelle di Los Angeles sulle orme di
Wolfang Puck, lo chef austriaco più famoso d'America che, in breve
tempo, ha creato un food-business che oggi vale migliaia di dollari.
Pare che il successo sia
iniziato con Spago, il ristorante più alla moda di Hollywood, situato
sul mitico Sunset Boulevard: ha semplicemente cambiato il gusto della
cucina d'oltreoceano. Dicono i maliziosi che si continua ad andare da
Spago non solo per banchettare sontuosamente, ma soprattutto per vedere
e farsi vedere. Gli esperti
sostengono però che la vera sosta top a Los Angeles, firmata Puck, si
effettua a Granita, a Malibu (la celebre spiaggia dei divi), uno
straordinario ristorante dai vividi colori e sapori mediterranei, con
influenze provenzali e ricette orientali: per giunta - assicurano - a
prezzi modici. Che si può
chiedere di più?
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L. F. Soft di Luigi Farina |
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