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23 Dicembre - Palermo - KALS'ART WINTER - presso la chiesa del Gesù a Casa Professa è in programma “Viaggiu dulurusu”, oratorio per soli, coro e orchestra - a Palazzo Sant’Elia proseguono gli spettacoli itineranti de “La vita al tempo del Serpotta” di Luca Masia, nel teatro Carlo Magno l’associazione culturale Carlo Magno presenta “I fatti di Malaguerra”.

 

 

“KALS’ART WINTER”, DOMANI “VIAGGIU DULURUSU” A CASA PROFESSA
SI CONCLUDE “LA VITA AL TEMPO DEL SERPOTTA” A PALAZZO S.ELIA

 

Nell’ambito di “Kals’art winter”, la rassegna promossa dal Comune per le festività natalizie, domani sera, giovedì 23 dicembre, alle 21.15, presso la chiesa del Gesù a Casa Professa, è in programma “Viaggiu dulurusu”, oratorio per soli, coro e orchestra, composto da Vincenzo Mancuso e don Cosimo Scordato e liberamente tratto dalla novena “viaggiu dulurusu di Maria e lu so spusu” scritta da Binidittu Annuleru nel 1738. Si tratta di un oratorio in dialetto siciliano, dedicato al viaggio di Maria e Giuseppe a Betlemme. L’orchestrazione è di Marcello Biondolillo. Sul palco, l’orchestra “Accademia di Palermo” e il coro polifonico Polinnia, diretto da Vincenzo Buzzetta. La direzione artistica dello spettacolo è di Girolamo Salerno. Ingresso libero.

 

Sempre per “Kals’art winter”, domani, giovedì 23 dicembre, alle 18.30, alle 20, alle 21.30 e alle 23, a Palazzo Sant’Elia, in via Maqueda, ultime repliche de “La vita al tempo del Serpotta”, di Luca Masia, con la regia di Walter Manfrè. Inviti gratuiti esauriti. Il pubblico, accolto dal narratore, attraversando i saloni del palazzo, sarà condotto nello spirito e nelle atmosfere della Palermo del Settecento.

 

Sempre domani, alle 18, nel teatro Carlo Magno, di via collegio di Maria 17, l’associazione culturale Carlo Magno presenta la seconda parte de “I fatti di Malaguerra”. Il teatrino è guidato da Enzo Mancuso, nipote di Antonino Mancuso, capostipite di questa famiglia di pupari. Ed Enzo Mancuso, da un paio d’anni, ha riscoperto un altro genere di teatro, forse il più antico che possa esistere: il “cuntu”, che rappresenta un modo di raccontare le storie, con una metrica antica, avvalendosi della propria voce e dell’uso di una spada di legno. Ingresso libero.