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piazza Vincenzo
Calenda, 9
Napoli
www.teatrotrianon.it
Trianon Scena
presenta
MALACARNE
di
Fortunato
Calvino
con Antonella
Morea, Antonella Cioli, Loredana
Simioli, Ivana Maione
e con la
partecipazione straordinaria di Maria Luisa
Santella
scene: Roberto
Crea
costumi:
Antonella Mancuso
disegno luci:
Gianluca Sacco
musiche originali:
Paolo Coletta
regia: Carlo
Cerciello

Dal 4 al 20 novembre 2005
Premio nazionale
Calcante 2002 all’autore Fortunato Calvino
La nuova stagione
del Trianon si apre con Malacarne,
spettacolo vincitore nel 2002 del premio
Clacante, presentato in un nuovo allestimento.
Carlo Cerciello
cura la messa in scena dal testo di Fortunato
Calvino, dirigendo cinque attrici
Antonella Morea, Antonella Cioli,
Loredana Simioli, Ivana Maione e
l'atteso ritorno sulle scene napoletane di
Maria Luisa Santella.
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Antonella Morea |
Antonella Cioli |
Loredana Simioli |
Ivana Maione |
Maria Luisa Santella |
Lo spettacolo
debutterà venerdi 4 novembre alle ore 21 e sarà
in scena fino a domenica 20 novembre.
Il Trianon, in
considerazione del particolare momento
economico, ha deciso di ridurre ilo costo dei
biglietti, che vanno dai 10 € del loggione, ai
25 € della poltrona nel week-end (20€ mercoledì
e giovedì).
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Tre
donne della camorra, tre capi, tre
donne di potere, tre arpie alla
veglia funebre del neodefunto Gilda,
il bellissimo travestito,
ex-compagno di un boss,
ex-camorrista, ex uomo-donna di
potere decidono di sbarazzarsi di
Tata il travestito brutto né carne
né pesce, l’ex fiduciario di Gilda,
il servo che sa tutto.
Il
sognatore è inesorabilmente
condannato a morte.
Calvino intreccia per questi
personaggi le trame claustrofobiche
e violente tipiche di
un’emarginazione senza riscatto,
senza speranza, senza futuro.
Le
figure, anagraficamente, femminili
delle tre camorriste Carmela,
Brigida e Sofia concorrono tra loro
per crudeltà, vacuità, ambizione
sfrenata e cinismo.
Sono esse stesse carnefici
implacabili e vittime inconsapevoli
di quel meccanismo cieco e ottuso
che cresce, attanaglia e schiaccia i
suoi stessi figli e che va sotto il
nome di camorra.
Per
molto tempo il fenomeno delle donne
al vertice dell’organizzazione
camorrista è stato superficialmente
sottovalutato negli ambienti
giudiziari, in quanto ritenuto
marginale proprio in virtù della
supposta femminilità che, in queste
donne, avrebbe dovuto attenuarne
violenza e crudeltà.
I
fatti hanno ampiamente smentito tale
supposizione e il testo di Fortunato
Calvino autentica drammaturgicamente
tale realtà.
Non
è casuale che il personaggio del
travestito Gilda prorompa di una
femminilità travolgente e sensuale,
non priva di accenti umani, al punto
di apparirci come l’unica vera donna
e di rappresentare il sogno di
cambiamento di Tata.
Il
testo ruota indissolubilmente
intorno a tale aspirazione, che è
insieme il sogno di cambiare un
corpo e un ruolo che non si accetta.
Ma
la conclusione amara del testo
conferma l’inconfutabilità di un
destino segnato.
La
scelta delle due donne nel ruolo dei
due travestiti, vuole sottolineare
la complessa e inafferrabile natura
dello stereotipo femminile e mettere
in |
discussione
quelle convinzioni che ci impediscono di andare
“oltre” nella determinazione dei confini
naturali della sessualità e che ci impongono una
visione banale, omologata e rassicurante della
femminilità.
La messinscena
riattraversa gli stilemi della tradizione
teatrale napoletana con ironia e rispetto, dalla
farsa alla sceneggiata, dalle desimoniane gatte
ai “compleanni” moscatiani, al neo-melò-dico.
Carlo Cerciello |