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Rilevante evento
spettacolare in Italia
per celebrare il
Bicentenario dell’autore danese Hans Christian
Andersen
La Città del
Teatro a Cascina – Pisa
presenta
in prima esclusiva
italiana
dal 15 al 20
Settembre 2005
la creazione
commissionata dalla Fondazione Hans Christian
Andersen 2005 al regista colombiano Enrique
Vargas e alla sua compagnia internazionale
residente in Spagna, il Teatro de Los Sentidos
TEATRO DE LOS
SENTIDOS – ENRIQUE VARGAS
ASOMBRA
BARCELLONA
23-24-25 maggio
COPENHAGEN
dal 4 al 29 agosto
CASCINA (PISA)
dal 15 al 20 settembre
Una coproduzione
del Teatro de Los Sentidos con la Fondazione
HCA2005
in collaborazione
con LaCittàdelTeatro
in occasione della
celebrazione del bicentenario della nascita
di Hans Christian
Andersen
www.lacittadelteatro.it
www.teatrodelossentidos.com
www.hca2005.com

L’evento
spettacolare debutterà nel mese di Maggio a
Barcellona per essere presentato durante
l’intero mese di Agosto alla Kanonhallen di
Copenhagen nel programma del festival Kopenhageh
International Theatre (KIT). Da Copenhagen la
compagnia si trasferirà direttamente in Italia
per le rappresentazioni alla Città del Teatro a
Cascina – Pisa.
Enrique Vargas e
il Teatro de Los Sentidos hanno ricevuto di
recente il Premio Max ‘Nuove Tendenze’. Il
Premio Max è il più prestigioso riconoscimento
teatrale annuale conferito in Spagna.
Enrique Vargas e
il Teatro de Los Sentidos sono stati accolti in
passato con unanime consenso di critica e
pubblico nei maggiori festival e capitali
europee.
Enrique Vargas e
il Teatro de Los Sentidos sono stati scelti
dalla Fondazione Hans Christian Andersen 2005
assieme al regista canadese Robert Lepage, al
italo-danese Eugenio Barba, a Frank Castorf
direttore della Volksbühen di Berlino, e al
regista cino-americano Chen-Shi-Zheng con il
Lincoln Center di New York per ripercorrere il
mondo fantastico di Hans Christian Andersen.
Nella produzione di Chen-Shi-Zheng sono
protagonisti Blair Brown (vista in ‘Dogville’ di
Lars Von Trier) e Mia Maestro (la fidanzata del
Che Guevara in ‘I Diari della motocicletta’). Lo
spettacolo di Chen-Shi-Zheng sarà in scena a
Copenhagen in contemporanea con quello del
Teatro de los Sentidos.
La Città del
Teatro di Cascina è un singolare complesso
edilizio della Provincia di Pisa di oltre 5000
metri quadri completamente dedicato al teatro,
alle arti dello spettacolo, alla formazione,
alla ricerca e alla produzione artistica e
culturale.
Collaborando come
partner italiano alla presentazione di questo
evento, la Città del Teatro intende dare un
impulso internazionale alla sua vocazione
artistica nel campo dell’innovazione e della
produzione di teatro contemporaneo di qualità.
L’IDEA
Il progetto
Andersen Odyssey - Travelling Europe with Hans
Christian Andersen è focalizzato sul carattere
europeo dell’opera di H.C. Andersen in occasione
delle celebrazioni del bicentenario della
nascita dell’autore nel 2005.
H.C. Andersen
infatti ha viaggiato a lungo nel continente
europeo traendo ispirazione per le sue opere
dalla cultura e dall’arte delle persone
incontrate nel suo percorso. Il viaggio diventa
quindi per Andersen metafora della sua crescita
umana e spirituale. I suoi personaggi sfuggono a
confini sociali riferiti a contesti locali
specifici e assumono contorni universali tanto
da rendere l’opera di Andersen una delle più
tradotte in tutto il mondo.
Il tema del
viaggio tra le culture europee trova il suo
naturale sviluppo nel progetto Andersen Odyssey
- Travelling Europe with Hans Christian Andersen
anche attraverso una tournée in tre paesi
dell’Unione con la previsione di realizzare
ulteriori rappresentazioni per l’anno 2006 in
altri paesi, con il fondamentale supporto della
rete di Ambassadors creata dalla Fondazione HCA
2005 di Copenhagen. Questa rete promuove le
celebrazioni del bicentenario della nascita di
Andersen in tutto il mondo e vede membri
operanti in molti paesi quali (Australia,
Belgium, Brazil, Chile, China, Denmark, Great
Britain, Italy, Ireland, Latvia, Mexico,
Netherland, Singapore, Spain, Switzerland, USA)
ed è in continua espansione specialmente in
quelli di nuova adesione all’Unione Europea.
Attraverso la
costruzione di un labirinto, come luogo della
ricerca di significati possibili e luogo della
scoperta o della ri-scoperta del valore/senso
delle cose, si andrà ad approfondire e
valorizzare uno degli aspetti più significativi
dell’opera di Andersen.
Egli fu infatti
capace di superare schemi e frontiere attraverso
il racconto fiabesco, andando a “lacerare il
mondo visibile e raccontare il rimosso
attraverso trame visionarie ed aggraziatissimi
tocchi di poesia” come cita Vincenzo Cerami
nell’introduzione al libro di Bruno Berni,
traduttore italiano delle fiabe di Andersen..
L’idea si
sostanzia in una collaborazione artistica tra la
Fondazione H.C. Andersen (Danimarca), il Teatro
de Los Sentidos (Spagna) e La Città del Teatro
(Italia), attraverso l’allestimento di una
rappresentazione, realizzata costruendo un
labirinto, all’interno del quale le persone
saranno invitate ad entrare e vivere
un’esperienza di tipo sensoriale. L’evento, dal
titolo Asombra, partirà con una prima tappa di
dimostrazione a maggio del 2005, nella città di
Barcellona (Spagna), da poco sede del Teatro de
Los Sentidos – una sorta di anteprima per ospiti
ed amici – proseguirà nella città di Copenaghen
(Danimarca) ad agosto 2005, vero e proprio
debutto internazionale, per approdare a La Città
del Teatro (Italia) a settembre 2005.
In particolare, il
consolidamento del rapporto con il Teatro de Los
Sentidos, che ha permesso di sostenere il
progetto, è il risultato di una naturale
contaminazione che La Città del Teatro ha
contratto nell’incontro con il percorso di
ricerca del drammaturgo colombiano Enrique
Vargas.
La ricerca di
Vargas riguarda vari ambiti: le arti visive, la
drammaturgia ma soprattutto, l’antropologia.
Vargas ha lavorato a lungo in Colombia con la
popolazione Indios (documentazione delle feste
paesane) e presso l’Università di Bogotà. Per 10
anni ha lavorato negli Stati Uniti, a New York
(quartieri disagiati, ghetto neri, minoranze in
aree a degrado urbano), ha collaborato, a Los
Angeles, con il movimento Agit Prop ed il Teatro
Campesino.
A partire dagli
anni ’90, l’opera di Vargas inizia a circolare
attraverso i più importanti festival europei:
Francia, Inghilterra, Danimarca. E’ proprio in
Danimarca che nasce il sodalizio tra Vargas e
l’allora Direttore del Festival di Aarhus ed
attuale presidente della Fondazione Andersen,
Lars Seeberg.
Quando Seeberg
viene investito della presidenza della
Fondazione Andersen per il progetto HCA 2005,
riprende contatto con alcuni degli artisti
incontrati nel corso della sua esperienza
professionale, artisti capaci di esplorare e
interpretare l’opera di Andersen. Tra questi
figura Enrique Vargas.
La compagnia
formata per la nuova creazione è composta da
attori e tecnici provenienti da tutta Europa ed
oltre (Italia, Spagna, Francia, Danimarca e Sud
America) come fossero frammenti dei personaggi
di Andersen a rappresentare le molteplici
influenze accolte nel corso dei numerosi viaggi
all’estero lontano dalla natale Danimarca. E’
importante sottolineare il carattere
interculturale della creazione, sostenuto dal
fatto che la rappresentazione è concepita
attraverso il linguaggio dei sensi (verrà
strutturato un vero e proprio labirinto
sensoriale nel quale attori e pubblico si
muoveranno armonicamente) e non è pensato sui
canoni del linguaggio verbale: non esistono
barriere linguistiche, né ostacoli culturali e
razionali.
Caratteristica
peculiare del lavoro di Vargas è creare le
condizioni per un’esperienza individuale: lo
spettatore/viaggiatore si muove nello spazio del
labirinto ed incontra l’attore/abitante. Nella
poetica del Teatro de los Sentidos si incontrano
parole come funzione in luogo di
rappresentazione, viaggiatore come
caratteristica dello spettatore e abitante per
connotare l’attore. L’ideazione scenografica -
segno drammaturgico e non decor – concepita e
strutturata sotto forma di labirinto, concede
l’accesso ad un numero limitato di persone (ogni
funzione consente il passaggio di un massimo di
50 spettatori): l’originalità di una creazione
artistica così pensata, non compromette la
particolarità dell’esperienza ed è capace di
determinare effetti di grande impatto emotivo.
E’ ormai noto che chi vive l’esperienza
labirintica di Vargas ne esce trasformato, e
questa trasformazione è capace di innescare una
contaminazione a catena che determina una
moltiplicazione fisiologica dei beneficiari
ultimi dell’esperienza.
I promotori del
progetto hanno iniziato a lavorare allo sviluppo
dell’iniziativa a partire dal 2003 avviando un
percorso di ricerca e preparazione sotto la
direzione di Enrique Vargas fatto di momenti di
ricerca, incontri con artisti, studiosi, di
laboratori che hanno coinvolto attori e registi
provenienti da vari paesi europei.
L’obiettivo del
progetto è di dimostrare che, le differenti
nazionalità, lingue e culture sono elementi di
ricchezza che possono creare territori fertili
per l’emancipazione degli individui e della
civiltà, lavorando insieme abitanti e
viaggiatori alla scoperta di canali di
comunicazione attraverso l’espressione
artistica.
Le attività si
inseriranno nel calendario di eventi che la
Fondazione HCA sta realizzando e realizzerà per
le celebrazioni del 2005 (see Annex xx). Sono
previsti progetti che spaziano in tutte le forme
di espressione artistica, dalle più tradizionali
alle più innovative, e che già coinvolgono, al
momento, 35 diversi paesi making the
bicentennial one of the largest cultural
projects in the world. Tra questi paesi, in
relazione agli obiettivi del Programma Cultura
2000, sono da citare Latvia, Estonia, Lithuania.
La Fondazione HCA ha individuato infine tra i
suoi key markets prioritari di riferimento Czech
Republic, Romania.
LE
SUGGESTIONI ARTISTICHE
Perché Andersen ?
Cosa ha da dirci oggi ?
Il mondo in cui
viviamo oggi ci insegna, più che mai, di
accettare come reale quello che vediamo.
La prima e più
importante conseguenza di questo fatto è che
tutti i nostri sforzi ed i nostri tentativi
tentano di manipolare quello che vediamo , in
modo tale da manipolare la realtà. Di fatto
abbiamo preso come valore delle cose la loro
immagine.
Il processo
attraverso il quale siamo spinti a prendere per
reale l’aspetto esterno delle cose,
progressivamente inaridisce ed annulla lo
spirito e l’essenza delle cose, negando il loro
significato intrinseco.
Quindi
inevitabilmente quello che noi facciamo sotto
questa spinta é manipolare.
D’altra parte cosa
accade se, per un momento, noi non accettiamo di
comportarci così e tentiamo invece, in silenzio,
di guardare dietro la loro superficie esterna ?
Quello che accade è che noi cominciamo a
scoprire che il mondo non è solo quello che
vediamo dal di fuori , ma è animato da una forza
interna. E scopriamo anche che quello che conta
è il movimento da dentro a fuori, dall’interno
all’esterno.
Andersen ha
tentato di comunicarci questo movimento , questo
respiro che anima tutte le cose dal dentro , dal
loro cuore. Egli ha dato voce agli oggetti più
derelitti per mostrarci la loro anima , il loro
spirito , dando un senso a quello che
apparentemente sembravano non avere.
Animare gli
oggetti, recuperando il loro senso, e
riconciliandoli con il loro mistero è il lavoro
di un poeta ed Andersen lo era senza dubbio.
Andersen ci fa ricordare sempre questa verità.
Il lavoro che
Enrique Vargas e il Teatro de los Sentidos farà,
con i propri mezzi ed il proprio linguaggio, è
la costruzione di un contenitore che ci
permetterà di congiungerci con il poeta nel suo
viaggio verso il valore del mistero.
LA
COLLABORAZIONE TRA LA CITTA’ DEL TEATRO E IL
TEATRO DE LOS SENTIDOS
Nel novembre 2003
Enrique Vargas ha tenuto un laboratorio presso
la nostra Città del Teatro. L’intento era quello
di conoscere un uomo e il suo lavoro, cercando
insieme i punti di contatto che ci legano e che
ci conducono verso l’attivazione di una pratica
individuale, di tipo ‘fisiologico’ o ‘magico’,
sulle modalità del perdersi, superando
progressivamente i sentimenti razionali fino a
raggiungere una modalità del sentire nuova, di
tipo percettivo emozionale.
Il lavoro che la
direzione artistica de La Città del Teatro sta
conducendo è un indagine profonda sul
‘significato’ che la sacralità del lavoro
determina. Sacralità del lavoro che determina e
giustifica l’irrazionalità delle
improvvisazioni, esperienze dalle quali emerge
una memoria delle ombre che vivono nello spazio
di verità irreali della scena e che segnano una
frattura rispetto alla convenzionalità dei
comportamenti e dei sentimenti abituali; la
sacralità è indispensabile affinché si
determini: una mutazione della propria
fisiologia psicocorporea, la riattivazione della
sensitività, il superamento del sentimento
razionale, la ricerca di un’emozionalità
inattesa e sorprendente, l’eliminazione degli
automatismi, la riappropriazione degli istinti
primari.
Così ha preso
corpo l’idea di indagare in maniera più
approfondita il lavoro che Enrique Vargas
conduce da anni.
Lo abbiamo invitato ad unirsi a noi in
Metamorfosi Festival a giugno 2003 e a tracciare
le prime linee di lavoro che costituiranno, ce
lo auguriamo, il progetto sul quale riverseremo
le nostre energie nel settembre 2005, in
coproduzione con la Fondazione Andersen di
Copenaghen e altri enti ed istituzioni che hanno
già dichiarato il loro interesse al progetto, in
occasione del bicentenario della nascita di
Andersen.
IL TEATRO
DE LOS SENTIDOS
Il Teatro de los
Sentidos è una compagnia diretta dal drammaturgo
e antropologo colombiano, Enrique Vargas è
formata da persone provenienti da 12 nazionalità
diverse (Colombia, Cile, Francia, Germania,
Olanda, Spagna, Venezuela…).
Sotto la direzione
di Vargas, il Teatro de los Sentidos, indaga la
drammaturgia del Linguaggio Sensoriale
avvalendosi di codici o linguaggi (tattile,
uditivo, percettivo…) che troveremo in maggiore
o minore grado in tutti i suoi spettacoli.
Il risultato di
questa ricerca ha dato frutto alla trilogia
Sotto il segno del Labirinto, le cui opere, El
hilo de Arianna, Oraculos (Mercat de les Flors
2002) e La memoria del vino, hanno come proposta
scenica il labirinto.
“Oraculos ti fa
sentire come se avessi ricevuto un preziosissimo
regalo, ma nello stesso tempo si tratta di una
cosa talmente fragile che tradurla in parole,
corre il pericolo di disperdersi…” TheTimes.
UK.
Enrique Vargas si
stabilisce a New York come drammaturgo stabile
del Teatro La Mama. Più tardi sarà al Gut
Theatre (Est Harlem).
Successivamente
realizza studi sull’animazione di oggetti al
Teatro Centrale di Praga.
A partire dal 1974
inizia la sua ricerca sulla relazione tra
“Teatro - I Riti - Miti” nelle Comunità Indigene
della Regione Amazzonica della Colombia, dando
vita al Taller de Investigacion de la Imagen
Sensorial, quello che oggi è il Teatro de los
Sentidos.
“…ha un punto
di contatto con l’emozione del carrozzone della
festa che Tadeusz Cantor esigeva per l’arte
teatrale…” El Pais. Espana
ENRIQUE
VARGAS
Il drammaturgo
colombiano Enrique Vargas svolge una attività di
ricerca, creazione e formazione che comprende
laboratori, seminari e messe in scena sulla
Drammaturgia dell’Immagine Sensoriale.
Le sue ricerche si
sono concentrate principalmente sulla relazione
tra ‘Mito, Rito e Gioco’ in contesti labirintici
basati sul linguaggio dell’Oscurità, del
Silenzio e della Solitudine.
L’Oscurità
decodifica il corpo: le mani vedono, la narice
evoca, le orecchie sentono il silenzio. Il
viaggiatore torna alle sue origini: annusa,
tocca, percepisce come se fosse la prima volta.
La ricerca di un
linguaggio sensoriale risponde alla necessità di
recuperare il corpo come fonte di conoscenza e
di piacere.
Nelle opere di
Enrique Vargas si creano le condizioni
necessarie per ascoltare e parlare in questo
linguaggio inesprimibile in parole.
Molte delle sue
“costruzioni sceniche” sono state realizzate a
partire dalle rappresentazioni tradizionali
nelle comunità indigene, nelle strade di Harlem
a New York o nei riti misterici mediterranei.
Dal ’55 al ’69
segue la Escuela Nacional de Arte Dramàtica a
Santafe de Bogotà; dal ’60 al ’65 Antropologia
all’Università del Michigan; dal ’65 al ’69 è
drammaturgo stabile al Teatro La Mama di New
York; dal ’69 al ’72 direttore e drammaturgo del
Gut Theatre ad East Harlem; dal ’72 al ’75
drammaturgia di animazione dell’oggetto al
Teatro Centrale di Praga; dal ’75 al ’96
professore del Taller de Investigacion de la
Imagen Drammatica all’Universitad Nacional de
Santafe de Bogotà.
Alcuni premi:
Primo Premio Expo 67, Quebec, Canada; Premio
Nazionale di Drammaturgia, Colombia 1988; Primo
Premio Salon Nacional de Artes Plasticas,
Colombia 1992; Premio Tucan de Oro, Festival di
Teatro di Cadice, Spagna 1993.
Pubblicazioni per
il quotidiano “El Espectador” e per la
Universitad Nacional de Colombia dal 1986 al
1993. Ha pubblicato i saggi: Rito, Mito y Juego,
Tiempos de Metafora, Imagen sensorial e
investigacion y la busqueda de lo no dicho.
Negli ultimi anni
Vargas ha realizzato la trilogia “Sotto il segno
del labirinto” che, oltre a Oracoli, comprende
gli spettacoli Il filo di Arianna e La fiera del
Tempo vivo.
Il filo di
Arianna: lo spettatore/viaggiatore scopre, come
Teseo, che il Minotauro non è il suo nemico né
sta fuori della sua pelle. L’avventura per gli
incroci del labirinto è intima e personale. “La
miglior maniera di viaggiare è perdersi”.
La fiera del tempo
vivo è ispirata al Carnevale. La Mucca Pazza
della Fiera tradizionale colombiana rimpiazza il
Minotauro mitico del Filo di Arianna; la luce si
sostituisce all’oscurità, il frastuono al
silenzio, il debordare carnevalesco dei
saltimbanchi e dei ciarlatani alla solitudine.
“Per non confondere l’entrata con l’uscita né la
morte con l’atto di morire”.
Oracoli
rappresenta un vero e proprio sconfinamento nei
campi più estremi della ricerca teatrale e
parateatrale. Nell’epoca della realtà virtuale i
labirinti sensoriali rappresentano una vera e
propria controtendenza, sono un’immersione
totale in un mondo arcaico che esalta tutte le
percezioni umane (vista, tatto, olfatto, udito)
connettendole con il piano psicoemotivo.
Orcacoli è molto più di uno spettacolo, è la
combinazione alchemica tra casualità, fortuna e
filosofia, rappresenta la possibilità di vivere
un teatro che nega se stesso per sciogliersi
nella partecipazione attiva dello spettatore e
nella possibilità di scoprire quanto può essere
affascinante “guardarsi dentro”.
Oracoli è una
creazione sulle relazione tra la Domanda e il
Mistero, un percorso di avvicinamento, un gioco
per seguire l’ascolto dei misteri vivi nella
profondità del sogno e nella premonizione.
Una delle ultime
creazioni di Enrique Vargas è La memoria del
vino. La ricerca affonda le proprie radici nel
confronto tra l’uomo razionale e l’uomo
istintivo, dove il primo deve scomparire per
consentire la rinascita dell’altro, dove luce e
oscurità sono parte dello stesso universo e
prevalgono a secondo del nostro sentire, del
nostro stare all’interno della vita.
Memoria del vino
si inserisce in un progetto di largo respiro che
comprende altre due opere precedenti: Oracoli e
Il Filo di Arianna, spettacoli labirintici e
individuali nei quali il viaggiatore cercava una
propria strada verso l’intimità e la profondità
delle proprie sensazioni, quasi a riconoscersi
nell’oscurità e nella solitudine di tracciati
intricati come le spire del cervello umano. La
metafora di questo percorso è il cammino
dell’uva. Dove termina il cammino del grano
proposto da Oracoli inizia quello dell’uva. Se
il grano è crescita, terra, organicità, l’uva è
aria, fermentazione, confine sottile tra realtà
e finzione, solitudine e convivialità, ebbrezza
e saggezza. L’uva è un salto nel vuoto, nella
possibile follia liberatrice e propiziatoria di
nuove e antiche libertà; l’uva è la strada che
ci conduce alla bevanda degli dei, all’ambrosia
della conoscenza che purifica e non corrode, che
inneggia alla vita e rifugge la morte dei sensi.
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