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MARTEDI’ 5
DICEMBRE 2006

presenta
Nina Nastasia
in concerto
ZERO MUSIC CLUB
Via Solferino, 9
Azzano San Paolo
(Bergamo)
APERTURA LOCALE:
21.00
INIZIO CONCERTO:
22:00
PREZZO BIGLIETTO:
5 euro
PER INFO:
035-533.933
contact@zeromusiclub.com
www.zeromusiclub.com
Altro appuntamento
da non perdere con la canzone d’autore a stelle
e strisce.
Nina Nastasia con
la sua band proporrà le canzoni del recente
ultimo cd “On Leaving” pubblicato su FAT
CAT. Newyorkese, Nina Nastasia esordisce
nel 2000 con lo splendido DOGS (Touch & Go),
prodotto da Steve Albini, a cui fanno seguito “The
Blackened Hair” del 2002 e “Run To Ruin”
entrambi pubblicati sempre da Touch & Go. Amata
da John Peel, Nina è stata in passato paragonata
a Hope Sandoval, Joni Mitchel, Susanne Vega..
NewYorkese,
Nina Nastasia propone un cantautorato spesso
arrangiato con tocchi di archi e percussioni.
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Canzoni come brevi
bozzetti dalla scrittura intensa e lieve, ma
arrangiati da una varietà di colori ed emozioni,
dall'ilare al macabro, dal privato al solare. Le
sue canzoni migliori assorbono la dimensione
piu' intima della costa orientale. Ecco a voi
Nina Nastasia.
Il suo debutto
arriva nel 1999, con ‘Dogs’, sulla piccolissima
Socialist Records e rimane inosservato. Brilla
già però il suo talento per il disegno di umori
altalentanti, portato alla ribalta dalla
produzione di Steve Albini il cui
arrangiamento garantisce un suono
dall'asciuttezza quasi metafisica. Quella di
Nina è una voce in piena schizofrenia, tra Liz
Phair e Lisa Germano.
‘The Blackened
Air’ il suo secondo disco continua ad avere un
che di Lisa Germano, ma poi c'è molto di più tra
le pieghe del suo folk da camera, arrangiato a
metà tra il quartetto d'archi e la musica da
paese (fisarmonica, violoncello, violino,
chitarra, sega e sezione ritimica). È una
galleria di impressioni emotive strutturate come
un concept album. Steve Albini ci mette la
consueta flagranza di reato. La band interviene
tessendo e squarciando una trama ad un tempo
altera e palpitante. Ma quello che conta è lei,
Nina Nastasia, la sua mestizia dolciastra e
indolenzita, colta ora ad una penombra marmorina
di Nico ora agli imprendibili turbamenti folk di
Joni Mitchell, coadiuvando la vis da ragazza
defilata alla Cat Power con i tremori gotici dei
Dirty Three e le posture darkeggianti di Hope
Sandoval.
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‘Run To Ruin’ del
2003 ha le movenze un’anima turbata ma
consapevole. Equilibrio instabile sul filo che
unisce (e separa) folk rappresi e sussulti
ritmici jazzy, il chorus graziato da un falsetto
nudo che sembra una mestizia con le ali.
John Peel,
notissimo dj radiofonico della BBC, ha speso per
Nina grosse parole, al punto da indicarla come
l’artista più importante del 2003.
Come può un
cantautore rinnovarsi senza tradire se stesso?
Le strade possibili sono due: mettersi in gioco
seguendo il richiamo della curiosità, anche a
fronte di un probabile flop, oppure continuare
il proprio percorso artistico, con purezza e
determinazione, correndo però il rischio di
appiattirsi su quelle stesse caratteristiche che
hanno fatto la differenza. In entrambi i casi,
non è una scelta facile.
E per Nina
Nastasia la seconda ipotesi sembra perfettamente
calzante: quarto album in studio di una lunga
carriera, ‘On Leaving’ (Settembre 2006) arriva
con immutato splendore, nel bene e nel male.
Ancora la voce, insieme flebile e poderosa, a
parlare al cuore di una tristezza più comune di
quanto si pensi. Ancora paesaggi rurali immersi
nella foschia dei sentimenti. Ancora il folk a
sondare l’animo, asciutto e rigoroso come solo
il fidato Steve Albini può rendere. Attorno a
lei, la presenza amica dei vecchi compagni di
viaggio, quelli che hanno fatto di ‘Dogs’ un
debutto da ricordare. Disarmante, nella sua
sincerità, ‘On Leaving’ potrebbe rappresentare
l’amore al primo ascolto per quanti non hanno
mai sentito parlare di questa newyorkese.
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