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TEATRO MANZONI

Via Manzoni, 42

Milano

Tel. 02-7636901 / Fax 02–795674

 

Domenica 3 dicembre 2006, ore 11.00

 

Il nuovo,eccezionale progetto
del più significativo
autore americano di oggi
 

JOHN ZORN

 

John Zorn ideazione, progettazione, luci, regia sonora, live electronics

Mike Patton voce

Trevor Dunn basso elettrico

Joey Baron batteria

 

“MOONCHILD”

 

Domenica 3 dicembre 2006, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), ritorna a Milano, per “Aperitivo in Concerto” (rassegna che già lo ha visto riscuotere entusiastici consensi con il progetto Electric Masada), il grande profeta della nuova avanguardia, il compositore e sassofonista John Zorn.

Compositore, sassofonista, produttore, ideatore e titolare dell'etichetta discografica indipendente Tzadik, nonché affermato talent-scout, John Zorn è una delle figure-chiave della musica contemporanea: la sua incessante attività di musicista è stata sempre supportata da una profonda curiosità per tutto ciò che è "nuovo", da un eclettismo ai limiti della bulimia e da un'incontrollabile prolificità discografica.

Zorn ritorna a Milano capeggiando una fra le sue formazioni più radicali, in cui militano il geniale solista vocale Mike Patton (Fantomas, Mr. Bungle, Faith No More, Dillinger Plan Escape), l’eccezionale bassista Trevor Dunn (vero perno di Songs Without Words) e il grande batterista Joey Baron. Moonchild è progetto multimediale di estrema drammaticità e di immenso impatto scenico: da un informe, violento e caotico mondo pre-verbale (canto senza parole, per l’appunto, in un acremente ironico ribaltamento rispetto ai mendelssohniani e romantici lieder ohne wort) Zorn - che si ritaglia un fondamentale ruolo non più come strumentista ma come ideatore, autore, regista, manipolatore di suoni e di effetti - distilla pathos e poesia, crea nuovi linguaggi, comunica in nuove forme, avvalendosi di una molteplicità di fonti musicali che vanno dal rock e dal death metal sino al più lirico e trasparente minimalismo.

 

JOHN ZORN

Nato a New York nel 1953, John Zorn studia composizione nella città natale, ma la frequentazione del trombettista francese Jacques Coursil lo spinge verso l’improvvisazione jazzistica, facendosi influenzare dall’opera di Jimmy Giuffre, Roscoe Mitchell, Ornette Coleman. Inizia lo studio intensivo dell’improvvisazione a St. Louis, dove conosce Joseph Bowie e altri sperimentatori, influenzato da fonti tanto diverse quali Stravinskij, Braxton, il contrappunto, Varèse, Harry Partch, il chitarrista inglese Derek Bailey. I suoi primi lavori sono, in effetti, assai vicini alla musica gestuale europea, ma l'influenza della musica creativa lo spinge ad abbracciare strutture sempre piu' improvvisate, e a suonare sempre piu' il sassofono.

Le opere, espressivamente violente e sperimentali al limite della cacofonia, che lo rivelano sono, fra le altre, Lacross (1977), Hockey (1978), Fencing (1978), Jai Alai (1980), Croquet (1981), Track And Field (1982), nelle quali e' spesso coadiuvato da artisti di grande valore e creatività come Arto Lindsay, David Moss, Tom Cora, Eugene Chadbourne, Fred Frith. Sono lavori ispirati dalla rapidita' di cambiamento delle colonne sonore dei cartoni animati: analogamente le sue pièce sono zeppe di discontinuita' apparentemente paradossali, in vivo contrasto con le prassi estetiche dominanti nell'ambiente della libera improvvisazione.

All’ombra dell’esempio di John Cage, Zorn rifiuta lo spartito e compone stabilendo le relazioni fra le varie parti musicali, lasciando poi liberi gli esecutori di muoversi all'interno dei varii livelli strutturali ad essi consentiti da quelle stesse relazioni. Lavori come School, Pool e Archery raccolgono alcune di queste perfomance, che costituiscono di fatto un'estensione degli assoli creativi del jazz degli anni Settanta: invece che far improvvisare un musicista alla volta (o un duo o un trio), Zorn fa improvvisare una decina di essi contemporaneamente fissando le regole secondo cui devono interagire.

Reso celebre dai ripetuti tentativi di suonare pezzi di Charlie Parker all'indietro, dall'ambizione di unificare musica accademica, improvvisazione jazzistica e cultura rock (si pensi ad un’opera monumentale come Sebastopol), da un trio con Derek Bailey e George Lewis (da cui le glaciali e cerebrali geometrie di Yankees) e dal vocabolario inusitato di fonemi musicali che estrae dagli strumenti a fiato piu' svariati (Classic Guide To Strategy), nel 1984 Zorn registra il suo ottavo disco, il doppio Locus Solus, che raccoglie DJ votati alla sperimentazione (Christian Marclay), esponenti della no wave come Arto Lindsay, Peter Blegvad, Anton Fier e Ikue Mori, e musicisti jazz (fra cui Wayne Horvitz), e propone una forma di improvvisazione "negativa" in cui jazz, jazz-rock e sonorità hard-core si fondono e si scontrano in un caos volontario ma controllato.

Photo Scott Irvine

Dopo tale opera di rottura la sua carriera prende una direzione completamente opposta. Cobra -con Elliot Sharp, Arto Lindsay e Bill Frisell alle chitarre, Bobby Previte alla batteria, Zeena Parkins all'arpa, Wayne Horvitz al piano, Christian Marclay ai turntables, Anthony Coleman al pianoforte, piu' nastri-collage, celeste, fisarmonica, trombone e sintetizzatore- e' un altro vertice del suo caos dissociato, che ricorda i dipinti di Pollock ma che possiede l’ironia tutta ebraica dei fratelli Marx.

Negli anni successivi Zorn compie il salto dal mondo delle piccole etichette indipendenti a quello delle major attraverso una serie di opere di imitazione e demistificazione in cui si esprime al meglio il suo genio di arrangiatore: Big Gundown e' un tributo surreale e sofisticato a Ennio Morricone (la suite omonima e' costruita su motivi di spaghetti-western, chitarrismi surf, jam improvvisate e musica sinfonica), mentre Spillane e' un omaggio altrettanto surreale alle atmosfere dei film noir (la title-track e' una fantasia costruita cucendo una dietro l'altra sessanta miniature da colonna sonora, che vanno dallo strumentale alla Telstar al cocktail jazz piu' languido con ogni sorta di intermezzi cacofonici e brani conversazione, e Two-lane Highway e' una serie di variazioni blues per Albert Collins). In News For Lulu, in trio con il trombone di George Lewis e la chitarra di Bill Frisell, interpreta classici del post-bop con l'immaginazione della musica creativa, e in Spy Vs Spy rielabora l’estetica di Ornette Coleman attraverso l'enfasi teppista del punk-rock.

Naked City, con Frisell, Frith, Horvitz e il batterista Joey Baron, e' un summa delle sue ossessioni (colonne sonore, free-jazz, be bop, country & western). Assolutamente folli, i mille camuffamenti in forma di slapstick come Latin Quarter e Saigon Pickup rimandano a una forma moderna e schizoide del music-hall. Gli sconquassi armonici di Zorn e Frisell in microcacofonie come Snagglepuss sono volutamente gratuiti e infantili. Altre pagine (ciascuna spesso di trenta secondi o meno) sono suonate con ferocia da thrash-punk e alterando la velocita' di registrazione; risultano totalmente anonime, vivendo soltanto di improvvise scariche epilettiche: Zorn sembra godere del caos piu' assoluto. Al tempo stesso le sue incursioni al sassofono contralto, che esasperano la tradizione dei break di yakety-sax del Rhythm & Blues, non hanno eguali negli annali del jazz e del rock per sfrontatezza e smodatezza.

Zorn è forse l'ultimo dei grandi sperimentatori dadaisti, erede dei programmi aleatori di Cage e della gestualita' europea. Negli ultimi anni ha rivisitato sia le influenze da lui subite attraverso il jazz, rendendo omaggio ad autori come Sonny Clark, Hank Mobley, Freddy Redd, Kenny Dorham, sia, soprattutto, alla sua eredità culturale ebraica, che oggi appare l’asse portante di un corpus compositivo di eccezionale rilevanza: gruppi come Masada e Electric Masada hanno offerto straordinari contributi al rinnovamento della musica ebraica, inserendola di fatto fra gli elementi più significativi della nostra contemporaneità culturale.

Non meno apprezzabile è l’attività di Zorn come compositore di affascinanti colonne sonore e come organizzatore di suoni, nonché come squisito e sofisticato autore di incantatorie pagine cameristiche: molteplici aspetti della complessa e poliedrica personalità di una fra le maggiori figure della musica contemporanea tout court.

 

MIKE PATTON

 

Michael Allan Patton nasce il 27 gennaio del 1968 ad Eureka, in California.

Nel 1985, a soli 17 anni, forma i Mr. Bungle. La band vede Patton alla voce, Trey Spruance alla chitarra, Trevor Dunn al basso e Jed Watts alla batteria. Il primo demo della band, "The Raging Wrath of the Easter Bunny", viene registrato nel 1986. Lo stile di questo primo lavoro è un death metal veloce ma particolare grazie all'introduzione di strumenti inusuali come dei bongo, un sassofono e un kazoo.

L'anno successivo vengono registrate due versioni di un demo chiamato "Bowel Of Chiley", le quali vengono distribuite dai membri del gruppo ad alcune stazioni radio californiane. Lo stile di "Bowel of Chiley" è completamente differente da quello di "The Raging Wrath of the Easter Bunny" e vede l'introduzione di suoni ska, swing e funk. In questo lavoro, Jed Watts è stato sostituito alla batteria da Hans Wagner e il nuovo sound della band ha richiesto l'aggiunta dei trombettisti Scott Fritz e Theo Lengyel.

Nel 1988 Fritz lascia il gruppo sostituito da Luke Miller ed intanto esce il terzo demo-tape: "Goddammit I Love America!", in sostanza molto simile al precedente e che contiene due tracce ("Egg" e "Carousel") che finiranno sul primo album ufficiale della band.

Nel 1989 esce l'ultimo demo del gruppo: "OU818" che contiene gran parte dei pezzi che finiranno sul primo album. Il lavoro vede il terzo (e ultimo) cambio alla batteria, Danny Heifetz, ed anche una nuova entrata, il sassofonista basso Clinton McKinnon.

Dopo quest'ultimo demo i Mr. Bungle conquistano una buona popolarità in California. Uno dei demo finisce nelle mani di Jim Martin, chitarrista dei Faith No More, il quale rimane favorevolmente impressionato dalle doti vocali di Patton e lo invita a far parte del gruppo per rimpiazzare il vocalist Chuck Mosley. Il 20 giugno del 1989 esce "The Real Thing".

Il successo è enorme, i FNM vanno in tour con i Metallica davanti a folle immense, e l'album diventa disco di platino negli USA, grazie soprattutto a "Epic" brano che scala in poco tempo le classifiche americane. Visto il successo di Patton con i FNM, diventa facile per i Mr. Bungle trovare

una major: nel 1991 vengono messi sotto contratto dalla Warner Bros. Il primo album "Mr. Bungle" esce nell' agosto dello stesso anno e vede John Zorn nelle vesti di produttore. L'album vende bene e il gruppo riscuote un grande successo nel successivo tour in Nord America. Le bizzarre esibizioni di Patton sono la principale attrazione sia negli show dei Mr Bungle che in quelli dei Faith No More. "Mr. Bungle" è un collage di sound disparati, un album geniale, un crogiuolo di infinite idee nel quale Mike Patton mostra tutta la sua creatività coadiuvato dal genio di John Zorn.

Nel 1995 vede la luce il secondo, attesissimo, album dei Mr Bungle, mentre Patton continua a collaborare con i Faith No More: "Disco Volante". Il lavoro è quanto di più sperimentale ci si potesse aspettare, il sound è frutto di una fusione tra i generi più disparati: dal metal alla techno, dal tango all'hardcore, dal jazz al punk.

Nel 1996 Patton da’ vita al suo primo lavoro da solista: "Adult Themes For Voice" che contiene 34 tracce create solamente con la sua voce e un microfono, registrate all'interno di diverse camere di più alberghi raggiunti da Patton durante alcuni tour con i FNM tra il 92 e il 95.

Nel 1997 esce l'ultimo album dei FNM prima dello scioglimento "Album of the Year". Del 1997 è anche il secondo solo-work di Patton: "Pranzo oltranzista". Questo album interamente composto da Mike Patton e dedicato ad uno dei fondatori del futurismo Tommaso Marinetti, si avvale di ospiti di eccezionale valore: Erik Friedlander (cello), Marc Ribot (chitarra), William Winant (percussioni) e John Zorn (sassofono contralto).

Mike Patton idea nel frattempo il progetto Fantômas, assieme all’ex- Slayer Dave Lombardo alla batteria, Trevor Dunn dei Mr Bungle al basso e Buzz Osborne dei Melvins alla chitarra. Il primo lavoro di questo supergruppo è del 1999 e si intitola "Fantômas", un'opera indescrivibile che ha poco o niente a che fare con il linguaggio canonico della canzone rock. Il lavoro è un insieme di schegge impazzite costituite da metal, hardcore e free jazz.

Nel 2001 Patton entra a far parte dei Tomahawk, un progetto creato dal chitarrista dei Jesus Lizard, Duane Danison.

Del 2001 è anche "The Director's Cut", secondo album dei Fantômas costituito da una - a dir poco originale - reinterpretazione di alcune delle colonne sonore più famose del cinema: da "The Godfather" a "Twin Peaks".
Sempre nel 2001 nasce un altro gruppo che vede tra le fila Mike Patton: i Lovage. Questa volta la mente principale del progetto è il produttore dei Gorillaz, Nathaniel Merriweather alias Dan The Automator. Recente è l’uscita di un nuovo progetto di Patton, Peeping Tom.

Al contempo Patton collabora con artisti quali John Zorn, Bob Ostertag, Milk Cult, Tin Hat Trio, Dillinger Escape Plan, Maldoror, Sepultura, Melvins, Melt Banana ed altri.

 

TREVOR DUNN

Eccellente strumentista, versato sia al contrabbasso che al basso elettrico, Trevor Dunn è dal 1985 membro dell’apprezzato gruppo californiano Mr. Bungle, complesso che presenta una commistione fra varii stili di rock e musica di ricerca. Attivo nell’area di San Francisco, Dunn collabora con il Rova Saxophone Quartet e il clarinettista Ben Goldberg, e partecipa a progetti influenzati dal rock come Secret Chiefs 3. In ambito jazzistico si fa notare per la partecipazione a gruppi quali Graham Connah’s Sour Note Seven e Junk Genius.

Attualmente, oltre a collaborare con artisti quali John Zorn e Rob Burger, Dunn guida un proprio gruppo, Trio-Convulsant, e partecipa a Fantômas, progetto che lo vede a fianco di Mike Patton dei Mr. Bungle, Dave Lombardo degli Slayer e Buzz Osbourne dei Melvins. Ha collaborato e/o inciso con Erik Friedlander, Bob Ostertag, Marty Ehrlich, Jon Hassell, Jenny Scheinman, Tin Hat Trio.

 

JOEY BARON

Joey Baron è uno dei batteristi più apprezzati e popolari degli ultimi anni, un punto di riferimento ed uno dei solisti più imitati dai giovani batteristi, per lo stile prodigioso e la musicalità innata. Baron è conosciuto per una lunga serie di prestigiose collaborazioni e per i suoi progetti da leader, tra cui il trio Baron Down, e il gruppo Killer Joey.

La prima incisione di Joey Baron è del 1976, di quando era nel gruppo della cantante Carmen Mc Rae dove affiancò anche il leggendario trombettista Dizzy Gillespie. Fu poi impegnato, tra gli altri, con il chitarrista Jim Hall, con il trombettista Chet Baker con il sassofonista Stan Getz, con il cantante Tony Bennett, con il pianista Enrico Pieranunzi, e, nel corso degli anni ’ 90, Baron è divenuto il batterista più richiesto dal nuovo jazz di base a New York. Tra le sue collaborazioni si ricordano i lunghi e straordinari sodalizi con Bill Frisell, Tim Berne e John Zorn; quest’ultimo lo ha avuto al suo fianco nel quintetto Naked City e successivamente nel quartetto Masada con cui è tuttora attivo. Inoltre Baron vanta decine di collaborazioni, tra cui quelle con Don Byron, Dave Douglas, Uri Caine, Laurie Anderson, David Bowie