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Nato a Kansas
City, verso i sedici anni viene sedotto dallo
stile di due celebri bassisti, Jaco Pastorious e
Stanley Clarke, trovando poi una voce personale
attraverso l’ascolto di Ray Brown, Scott LaFaro,
Paul Chambers, Ron Carter e Charlie Haden. Si
diploma nel ‘94 e parte alla volta di New York,
dove incontra il batterista Jorge Rossy, con il
quale inizia un tour europeo al seguito del
tenorista Mark Turner. Incide pure per il
sassofonista Perico Sambeat il cd Ademuz, in
cui, oltre a Rossy e Turner, figura anche un
giovane pianista di nome Brad Mehldau. Nel 2000
realizza Algorythm, primo album a suo nome nel
quale, oltre a farsi apprezzare quale
compositore di temi originali e cimentarsi
perfino in una rivisitazione di Bach, si
distingue per essere l’unico esecutore
dell’intero lavoro, dando egregia prova della
propria padronanza tecnico-esecutiva alla
chitarra acustica, al piano, alla batteria e,
ovviamente, al basso, il tutto da solo! Voce
profonda e chiarezza d’eloquio, ha collaborato
con Art Farmer, Kurt Rosenwinkel, Bill Charlap,
Jon Gordon, Vinicius Cantuaria.
Tra i suoi lavori
più recenti si segnala l’album Passage, con
Kevin Hays al piano e due dei musicisti che lo
accompagnano nell’attuale tournée, gli amici di
lunga data Jorge Rossy alla batteria e Mark
Turner al sax. Il primo, catalano di Barcellona,
batterista tra i più efficaci ed originali
apparsi sulla scena mondiale negli ultimi anni,
suona nel trio di Brad Mehldau fin dal
primissimo “Introducing”. Estro melodico e ricco
fraseggio caratterizzano a sua volta Turner,
eccezionale musicista post-bop , autentico
principe dei tenoristi moderni dallo stile
rigoroso e dalla voce inconfondibile, che ha
saputo già imprimere una svolta post coltraniana
al linguaggio dello suo strumento, rivalutando
la lezione di Warne Marsh e Lennie Tristano, già
indicata da Joe Lovano. Completa l’organico
Albert Sands, apprezzatissimo giovane pianista
iberico formatosi negli USA, che vanta numerose
collaborazioni nell’ambito della nuova scena di
New York. |