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I Modena City
Ramblers nascono nel 1991 come gruppo di folk
irlandese intriso di spirito punk trapiantato
nella rossa provincia emiliana, ed iniziano ad
esibirsi in birrerie, circoli e case del popolo
per un pubblico di amici e parenti.
Nel 1993 incidono
il loro primo demotape, oggi introvabile: COMBAT
FOLK.
Nel marzo 1994
esce il primo album, RIPORTANDO TUTTO A CASA,
per l'etichetta indipendente romana Helter
Skelter. E' un disco con cui i Modena City
Ramblers rivendicano l’identità meticcia che
hanno inventato a cavallo tra Irlanda ed Emilia,
racconti della Resistenza e degli anni Settanta,
viaggi e lotte. Il disco li impone nel circuito
indipendente, dove la loro proverbiale carica
live anima concerti sempre più affollati; nel
giro di pochi mesi, la band si lega al
management Mescal ed alla major discografica
Polygram: RIPORTANDO TUTTO A CASA viene così
ripubblicato nel novembre dello stesso anno
dalla Blackout-Mercury con l’aggiunta del brano
«Il bicchiere dell’addio», inciso con Bob Geldof.
I MCR partecipano intanto ad un disco tributo ad
Ivano Fossati, cui seguirà, nel 1995, l’adesione
ad un’antologia di cover dedicate ad Augusto
Daolio dei Nomadi.
Dopo le 25.000
copie vendute dal primo album ed una trionfale
tournée con il comico Paolo Rossi, nel marzo
1996 arriva nei negozi il secondo, LA GRANDE
FAMIGLIA, dedicato alla complicità con il
pubblico che si va stringendo attorno alla band.
Il disco mette in mostra evidenti espansioni
dell’universo artistico del gruppo: il folk, fin
dall'inizio suonato con attitudine punk, non
esita ad indurirsi per contaminarsi con il rock.
Nella «famiglia» Ramblers sono intanto entrati i
toscani Francesco Moneti e Massimo Giuntini,
mentre l’impegno del «grande vecchio» Luciano
Gaetani è ormai part time a causa degli impegni
familiari e lavorativi. Ad un nuovo tour con
Paolo Rossi segue un’importante esperienza nel
Sahara Occidentale a sostegno del popolo
Saharawi.
Nel settembre del
1997 esce il terzo album, TERRA E LIBERTA’, che
risente delle esperienze consumate da alcuni
componenti del gruppo in America Latina. È un
salto sonoro e letterario alla ricerca
dell’utopia di cui è artefice l’amicizia stretta
con alcuni autori di quell’area, da Luis
Sepulveda a Daniel Chavarria e Paco Ingacio
Taibo II. Il combat folk si irrobustisce ed
allarga i suoi orizzonti senza perdere la sua
identità, per diventare «patchanka celtica».
Quando il disco esce in Italia, i Modena si
trovano a Vallegrande, in Bolivia, per le
celebrazioni del ventesimo anniversario
dell’assassinio di Che Guevara.
Ormai Modena City
Ramblers è sinonimo di concerti ovunque
affollati, e la fama di live-band irresistibile
si conferma nei club come nei palasport: il
gruppo salta, suona forte, si diverte e diverte.
Le tournée di LA GRANDE FAMIGLIA e TERRA E
LIBERTA’ attirano così più pubblico dei tour di
artisti assai più blasonati.
A novembre 1998,
dopo un altro anno passato in tour, i Ramblers
sentono il bisogno di un tuffo nelle loro
origini; realizzano a questo proposito RACCOLTI,
insolito album acustico dal vivo registrato in
un pub irlandese d'Emilia, davanti a pochi
amici. Il cd comprende brani dei tre album dei
MCR e tre inediti. Dopo un prestigioso tour nei
teatri italiani dinanzi a platee sedute, il
gruppo si reca in Irlanda per la pre-produzione
del nuovo album in studio, FUORI CAMPO, ultimato
all’inizio di giugno e pubblicato il 30
settembre 1999 sotto le insegne della Universal,
che ha nel frattempo assorbito la Polygram. Il
disco conferma la duplice natura combat e
festaiola dei Modena City Ramblers, ed è
arricchito da innesti quanto mai eterogenei: la
tradizione irlandese viene riletta e inserita
tra nuove ritmiche e armonie di matrice reggae,
ska, rock, nonché da suggestioni provenienti
dall’Africa, dal deserto e dall’Europa dell’Est.
Due mesi dopo, la vicenda artistica, umana e
politica della band viene raccontata da Paolo
Ferrari e Paolo Verri nel libro «Combat Folk:
L’Italia ai tempi dei Modena City Ramblers»,
edito da Giunti. Con l’uscita di FUORI CAMPO, i
Ramblers tornano ad un’intensa attività live,
con un tour che accompagna il disco ed il gruppo
nel nuovo millennio: oltre ottanta concerti
nell’arco di un anno e mezzo, con un successo di
pubblico degno di una delle più importanti
realtà live del nostro rock. Dalle piazze
italiane ai piccoli club delle Asturie e della
Catalogna, dalla solidarietà portata in Albania
ai prestigiosi festival in Sudafrica, i Modena
City Ramblers macinano chilometri ed esperienze
che offrono alla loro vocazione meticcia
orizzonti internazionali. Mentre FUORI CAMPO
viene pubblicato anche in Giappone per la locale
consociata Universal, divergenze artistiche e
scelte personali portano due componenti storici
della band, Giovanni Rubbiani e Alberto Cottica,
all’abbandono. Ma il gruppo va avanti: Kaba
Cavazzuti, da sempre dietro alla consolle in
sala d’incisione, entra nella formazione come
musicista a tempo pieno, la tournée prosegue e
si comincia a lavorare sul materiale destinato
al disco successivo. Nel frattempo, il cantante
Cisco Bellotti realizza con lo stesso Kaba la
produzione dell’album d’esordio del gruppo
«fratello» aretino Casa del Vento, il cui 900
esce nel febbraio 2001 per l’etichetta Mescal.
Nell’album, Cisco affianca al microfono il
compositore della band toscana, Luca Lanzi, e
tutti gli altri Ramblers forniscono il proprio
contributo. Desiderato da tempo, va inoltre in
porto un tour «resistente» assieme ai Gang: è il
progetto «Gang City Ramblers», in cui il gruppo
compone con i fratelli Severini un’unica band
che propone canzoni degli uni e degli altri.
Al termine di
questa esperienza, i Ramblers cominciano la
pre-produzione di nuove canzoni in un cascinale
della collina aretina: sono le session da cui
scaturiscono l’ossatura e la direzione del nuovo
disco, molto «spinto» nei suoni e «militante»
per i temi trattati. Il breve ma intenso giro di
concerti dell’estate 2001 vede affacciarsi
arrangiamenti sempre più orientati ad una
evoluzione personale e imbastardita dei suoni,
con particolare attenzione all’indole «no-global»
di Manu Chao, dei Macaco e di tante band di
frontiera. La tappa successiva consiste nella
conclusione del lavoro preparatorio al disco con
una seconda pre-produzione effettuata nella
tranquillità «casalinga» di Rubiera. Sono i
giorni dell’attacco alle Twin Towers, e la
canzone «Terra del fuoco», su cui i Ramblers
stavano lavorando proprio l’11 settembre, reca
nel testo e nell’atmosfera le stimmate della
terribile attualità. A fine ottobre, il gruppo
si trasferisce a Napoli per registrare il nuovo
album. Con Kaba Cavazzuti ormai musicista, la
regia viene affidata per la prima volta ad un
produttore «esterno»: Enzo «Soulfingers» Rizzo,
scelto per l’efficacia dei servizi resi, tra gli
altri, a Mano Negra, Les Negresses Vertes e Manu
Chao.
RADIO REBELDE esce
nel febbraio 2002 per la Blackout-Mercury/Universal
e si presenta come un vero e proprio collage
sonoro-emozionale: tredici pezzi uniti dal filo
rosso dell’attualità, del viaggio di conoscenza
e confronto, della memoria, della denuncia e
della ribellione culturale. Accanto all’attività
dal vivo e in studio, sulla scia dell’esperienza
produttiva di Cisco con La Casa del Vento i
Ramblers inaugurano anche una propria etichetta
discografica, la Modena City Records. Il marchio
veicola produzioni artistiche e progetti
paralleli all’attività della band, e grazie ad
un accordo con i dischi de il Manifesto
intraprende il proprio cammino nell’ambito della
produzione discografica indipendente. Il primo
titolo pubblicato dalla MCRecords nel febbraio
del 2002 è PAZIENZA SANTA dei Paulem, gruppo di
arzilli vecchietti dell’Appennino modenese che
interpreta con maestria il patrimonio musicale
della propria terra.
* I Modena City
Ramblers, usciti il 22 febbraio 2002 in tutti i
negozi con “Radio Rebelde”, a dieci giorni dalla
pubblicazione, sono entrati al nono posto nella
classifica di vendita.
I M.C.R SONO:
Francesco
Moneti, violino, chitarra elettrica
Franco
D'Aniello, tin whistle, flauto
Massimo Ghiacci,
basso, voce
Roberto Zeno,
batteria, percussioni
Stefano "Cisco"
Bellotti, voce solista
Arcangelo «Kaba»
Cavazzuti, tastiere, batteria, percussioni,
cori
Massimo
Giuntini, bouzouki, cornamusa, charango
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