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Il carattere complesso di un gran vino
conferisce importanza al tutto, all'inscindibilità dei momenti che lo
generano, alle relazioni tra le diverse fasi del processo che concorrono
a delinearne la personalità. Ciascun momento, dunque, ha la medesima
rilevanza nella riuscita di un siffatto progetto. L'origine di questo
cammino è rappresentata dal vigneto, in cui la cura e la dedizione
dell'uomo contribuiscono a tutelare la risorsa naturale che l'ambiente
dona, in territori che nel corso di millenni hanno confermato la propria
straordinaria vocazione alla viticoltura d'eccellenza. Le tenute della
famiglia Mastroberardino sono dislocate in vari comuni d'Irpinia, nelle
aree che storicamente hanno rappresentato il fulcro delle zone di
produzione tipiche dei grandi vini di questa regione: Montefusco,
Petruro Irpino, Santa Paolina, Tufo, nell'area vocata alla produzione
del Greco di Tufo DOC; Lapio, Manocalzati, Santo Stefano del Sole, per
il Fiano di Avellino DOC; Lapio, Montemarano, Pietradefusi, per il
Taurasi DOCG. A riconoscimento del ruolo che la famiglia ha avuto nella
salvaguardia del patrimonio viticolo ed enologico dell'epoca romana, la
Soprintendenza Archeologica di Pompei le ha affidato in concessione i
terreni in antico adibiti a vigneto nell'antica città di Pompei,
affinché venissero reimpiantati con i medesimi antichi vitigni che
caratterizzavano e caratterizzano la viticoltura dell'area, con lo scopo
di ridare vita alla città archeologica attraverso la produzione di vini
dalle medesime aree in cui essi già duemila anni orsono godevano di
notorietà e prestigio.
Gli esponenti della famiglia Mastroberardino
che si sono succeduti di tempo in tempo alla guida dell'azienda si sono
identificati in un valore forte e basilare, che ha ispirato le scelte
plasmando e colmando di significati una storia: la lealtà verso il
proprio territorio, le origini, l'ambiente naturale e quello sociale, a
tutela di un'identità culturale.
La coerenza nei confronti di questo
paradigma ha condotto in modo naturale la famiglia a svolgere un ruolo
pionieristico nella difesa e valorizzazione, in purezza, del culto degli
autoctoni, della viticoltura nativa, del Fiano, del Greco, dell'Aglianico,
giungendo all'inversione di tendenza, ovvero consentendo a tali varietà,
coltivate nell'ultimo secolo in territori circoscritti, di divenire
interessanti al punto tale da essere importate e impiantate in nuovi e
diversi contesti geografici.
Richiamare la propria tradizione non implica
la rinuncia ad innovare. Mastroberardino è una sintesi di competenze
tecnologiche e tecniche tra le più avanzate. La loro applicazione,
tuttavia, non è finalizzata a mutare la natura o i caratteri
fondamentali dei propri vini antichi, bensì a preservarne l'esistenza e
il valore, rendendoli compatibili con l'evoluzione degli schemi che
contraddistinguono il gustare un vino.
Le antiche cantine sono dunque allo stato
dell'arte delle conoscenze in campo enologico, ma il modo in cui queste
sono applicate in casa Mastroberardino rispetta i principi che da sempre
ispirano la filosofia di famiglia. Una cantina antica, secolare, che dà
il senso di accoglienza tipico del focolare, vissuta come simbolo di
radicamento dei valori familiari. Meta di visitatori provenienti da ogni
parte del mondo, è divenuta una pinacoteca, in seguito alla
realizzazione di dipinti che ornano le cupole situate nelle grotte di
invecchiamento ed affinamento. Le opere rappresentano le diverse
interpretazioni che alcuni importanti pittori contemporanei hanno fatto
del messaggio espresso dalla famiglia Mastroberardino: il dipinto del
maestro Raffaele De Rosa, livornese, raffigura, in stile fantastico,
immagini bacchiche di festeggiamenti; Maria Micozzi, milanese
d'adozione, unisce, attraverso il linguaggio della complessità, il corpo
di toro, simbolo di virilità, e il corpofemminile, la fertilità; Doina
Botez, rumena, raffigura un baccanale in onore di Bacco e della sposa
Arianna, con personaggi e simboli tipici del corteo dionisiaco. Ambienti
di lavoro e di contemplazione, caratterizzati da una sobrietà raffinata
e discreta, che richiama alla mente sensazioni ormai sopite: il tempo
rallenta, bandisce i rumori superflui; i preziosi, custoditi con
serenità sapiente, riposano e temprano la propria personalità fino al
momento in cui dovranno confrontarsi con l'esterno, portando con sé il
patrimonio di sensazioni accumulate nel lungo periodo di gestazione.
Dovranno recare un messaggio, quei preziosi, un messaggio antico e
forte, che rifugge compromessi e superficialità: il messaggio del vino,
sangue della terra. |