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Testo di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina (lfarina52@hotmail.com)

Data ultima revisione: 3 Dicembre 2001

 

Troppo "fast"

EDITORIALE

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Stanchi di rincorrere capital gains con ritmi al limite della schizofrenia, gli americani scoprono grazie ad un'inchiesta di Newsweek, tutto il fascino della "slow life", prodotto storico, tipico del Vecchio Continente, che oggi raccoglie i propri ideologi all'interno di Slow Food, il movimento creato 12 anni fa da Carlo Petrini in Piemonte.

"Il titolo che campeggia sulla copertina dice 'Slow Europe'", nota Vanni Cornero della Stampa, "ma la rivista americana non si riferisce alle diverse velocità dell’economia sulle due sponde dell’Atlantico. Le sei pagine che aprono il numero in edicola da ieri parlano di un modello di vita che il Vecchio Continente propone come alternativa alla fretta frenetica, la 'fast life' che governa l’esistenza dei cittadini Usa. (...) il servizio si apre con una veduta della piazza del mercato di Bra ed un altro titolo, che tradotto in italiano suona: 'Mangia, bevi e vai piano. Beccati questo McDonald’s!'. Mica poco per un giornale a stelle e strisce.

D’altronde Rana Foroohar, la giornalista autrice dell’articolo, ha voluto vedere tutto, sapere tutto. Intendiamoci, quello di Newsweek non è un servizio sulla gastronomia locale: si parla di un 'capitalismo lento e facile, che funziona', di una 'piccola città dove star bene è la legge', di giovani che non sentono il bisogno di andarsene altrove, di piccoli negozi resi inossidabili dalla tradizione, di piano colore urbano. Un modello socioeconomico sviluppato in altre trenta città italiane conquistate dai comandamenti di Carlo Petrini, il 'guru' che 12 anni fa, nella sua Bra, ha ideato Slow Food. 'Le Slow City' - spiega la giornalista - 'ruotano attorno all’economia locale, promuovono i prodotti tipici, il turismo'. E c’è una lunga lista d’attesa di località che sperano di poter ottenere lo stesso successo. Basta prendere ad esempio Bra, dove i disoccupati sono la metà della media nazionale, dove le attività di Slow Food e le rassegne vinicole richiamano molte migliaia di turisti all’anno e dove molti negozi realizzano aumenti di vendite pari al 15 per cento annuo. Una situazione comune a tutta la geografia delle Slow City, che il fondatore del movimento, Paolo Saturnini, sindaco di Greve in Chianti, commenta cosi:

"Questa è la nostra risposta alla globalizzazione".

Riprende la notizia anche Repubblica, che affida all'inviato negli States, Federico Rampini il compito di analizzare il confronto fra slow e fast nello stile di vita degli americani: 

"Tra i giovani californiani che hanno profittato del boom del Nasdaq, ora c'è chi approfitta della recessione per un anno sabbatico a Parigi, e chi si arruola nel Peace Corps per aiutare i paesi poveri. La crisi fa riscoprire agli americani valori dimenticati, e gli eccessi del loro modello. Perfino a tavola dilaga il revisionismo. Nella nazione che ha imposto il fastfood le élites si convertono in massa all'organicfood: dilagano i supermercati biologici che vietano manipolazioni genetiche e pesticidi. Da Starbucks si paga 7.000 lire pur di bere il cappuccino politicamente corretto (caffè importato a prezzo equo dalle cooperative del Guatemala e non dalle multinazionali), tutt'altro che fast: si aspetta un quarto d'ora per essere serviti, leggendo con calma i giornali offerti sul bancone".

 

 

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