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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina

Data ultima revisione: 29 Agosto 2001

 

La (in)cultura della bistecca fa ancora proseliti

EDITORIALE


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          In linea di allarmante predisposizione la popolazione delle opulente nazioni industriali dell’Occidente è in atto tendenzialmente in sovrappeso: negli Stati Uniti le sole persone “grasse” si aggirerebbero sui 34 milioni, mentre quelle in conclamato sovrappeso, secondo altre stime recenti, non sarebbero meno di 24-27 milioni. In sostanza, più di un americano su quattro è (a dir poco) grassottello. E’ stato rilevato che il fenomeno è più diffuso negli Stati del MidWest (medioccidentali) e del Sud in raffronto con gli abitanti del Nord Est e del Sud Ovest, dove si conterebbero meno obesi e quasi sicuramente, per quanto concerne la regione fortemente urbanizzata del Nord Est (il New England, dov’è situata, fra altre, la metropoli di New York), la gente sarebbe molto più attenta alla moda e quindi alla linea. Diete e palestre contribuirebbero, in questa parte del Paese, a ridurre forme antiestetiche di corpulenza, che peraltro, com’è ben noto, hanno dimostrato di avere riflessi avversi sullo stato di salute generale. L’obesità è, difatti, considerata da tempo una vera e propria malattia, che può, a sua volta, innescare altri malanni, in particolare a carico delle arterie e del fegato, determinando situazioni cliniche di sensibile gravità. Si può dunque parlare di una “malattia sociale” considerata l’ampiezza del fenomeno che emerge dalle rilevazioni fatte in Nord America e in Europa occidentale. L’Italia ovviamente non sfugge, neanch’essa, al problema, che, anzi - è da sottolineare - negli ultimi anni, ha subito ulteriori impennate, con indici di tendenziale obesità solo di poco mediamente inferiori a quelli registrati negli USA. 

          E’ finita da tempo immemorabile l’epoca storica in cui “grasso” poteva significare “bello”: nel senso di opulenza e successo economico e sociale, al punto da costituire quasi uno status indicativo di un benessere ancora lontano dall’acquisire le dimensioni odierne, in cui, al contrario, “magro” (snello) è sintomatico di “bello” in senso lato. Il fisico “magro” appare oggi come segno di dinamismo giovanile, conferisce alla persona - assieme alla maniacale abbronzatura - un’aria sana e sportiva in linea con una predominante, quasi ossessiva cultura estetica, che ha preso ormai le distanze dalla ruvida “(in)cultura della bistecca”, che ha così lungamente imperato in Occidente, soprattutto negli Stati Uniti: fin dal secolo XIX, segnatamente nei decenni successivi alla guerra civile (1860-65), e che tuttora, invero, mantiene forti posizioni in Stati come il Texas, dove pozzi di petrolio e sconfinati ranch di allevamento bovino hanno creato fortune colossali. 
«Sebbene la magrezza sia lo standard cui aspira la maggior parte degli americani e degli europei - ha scritto Jeremy Rifkin - la realtà è che, in tutto il mondo, la gente benestante è sempre più grassa. I popoli dell’emisfero settentrionale sono gli eredi di seimila anni di alimentazione a base di carne, culminata negli abusi del diciannovesimo secolo: incapaci di conciliare la propria atavica bramosia di grasso con la nuova immagine snella e asciutta, restano prigionieri di un eccesso consumistico, espiato con dosi massicce di purganti. Un caso unico nella storia dell’umanità» 

          Per chi volesse saperne di più sul tema, si consiglia un ottimo volume di recente pubblicazione: “ECOCIDIO” di Jeremy Rifkin - edito dalla Mondadori (pp. 392, L.35 mila).

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Buona lettura dalla redazione

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