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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina Data ultima revisione: 3 Agosto 2001 |
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Jean-Claude Jaillette: Il cibo impazzito |
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In un libro-reportage, agile e approfondito, il giornalista francese, Jean-Claude Jaillette, affronta i temi drammatici dell’alimentazione: dal caso della "mucca pazza", forse il più clamoroso, ai polli alla diossina, e alle tante vicende di mala-alimentazione, di cui sviscera gli aspetti sanitari, politici,economici, istituzionali e mediatici. Sotto accusa, è, in pratica, l’intera struttura dell’industria agro-alimentare. L’inchiesta di Jaillette si occupa in particolare di Francia e Belgio, ma i sensibili tasti che egli tocca nel libro, esulano ormai dai confini strettamente nazionali, per investire l’intera Europa.
Ma è un panorama che ha dimostrato di coinvolgere, in molte situazioni, l’intero pianeta. Anche, sotto questo specifico profilo, si può parlare di globalità delle questioni evidenziate dal libro: anzi globalizzate, dovremmo dire, per usare un termine di stretta attualità.
Da tempo le notizie sui rischi dell’alimentazione hanno allarmato milioni di consumatori: l’intera industria alimentare del mondo occidentale è parsa a rischio. Ben poco s’è salvato dei nuovi fattori della produzione alimentare. Dai centri di acquisto, al sistema dei trasporti, alla catena del freddo. In questo percorso emergono molte possibilità di incidenti, di errore o di inefficienza. Da questa vulnerabilità della rete distributiva mondiale provengono i maggiori pericoli per la salute di milioni di consumatori, che, ignari, vanno incontro a gravi forme di intossicazione alimentare.
Nel libro di Jaillette emerge chiaramente la responsabilità delle grandi multinazionali dell’alimentazione e delle lobby che controllano la produzione di ormoni per animali e di organismi geneticamente modificati. Così si definiscono anche le discutibili decisioni politiche che hanno permesso l’apertura dei mercati europei ai cereali transgenici.
La domanda a questo punto è una sola: che fare? Nel libro non c’è una risposta esplicita: d’altronde, non spetta al cronista emettere pareri su situazioni complesse come quella dell’alimentazione mondiale. La risposta bisognerebbe, forse, cercarla nella patologia del mercato globale, che, per moltiplicare i profitti di un gruppo di cinici padroni del vapore, ben poco si cura delle conseguenze a largo raggio che ricadono sulla salute dell’intera umanità.Vorremmo sbagliare, Mr Bush!
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L. F. Soft di Luigi Farina |
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