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Luigi Farina alias Il Cuochino

Le arance siciliane, da un articolo di Gaetano Basile - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

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Si deve ai musulmani l’introduzione di agrumi importanti per l’economia siciliana come l’arancio amaro e i limoni dolci, le cosiddette lumìe. Ma per vedere sulle mense siciliane l’arancio dolce bisognerà aspettare molti secoli ancora. Solo nel 1487 è segnalata la presenza dell’arancio dolce portato a Palermo dai Portoghesi e detto in siciliano “Portuallo”. Si trovava nel giardino di Federico Abbatellis, parente stretto di quella famiglia che annovera anche Francesco, Mastro Portolano del Regno, al servizio di sua maestà Ferdinando il Cattolico a cui si deve la fondazione dello storico palazzo realizzato da Matteo Carnalivari. Poi i palermitani ci fecero la “Conca d’oro”….
L’arancio è una presenza sporadica e unitaria, quasi un capriccio della nobile e importante famiglia, che non deve avere badato a spese pur di avere quell’albero dalle foglie verde cupo e dai fiori bianchi che inebriano. Prima ancora che diventassero popolari e la battezzarono Arancia Tarocco
Da dove è venuto il nome di “tarocco” dato alla famosa e tanto pregiata arancia chew cresce ai piedi dell’Etna?
Nella lettera che il noto agricoltore della zona, Sebastiano Cucuzza nel 1929 indirizzò al Segretario Generale del P.N.F. Augusto Turati (v. Nuova Sicilia Agricola del gennaio 2004 - pag. 21), in un passaggio così viene spiegata l’origine del nome:
In botanica, almeno per quello che io ne sappia, non esiste questo nome per nessun frutto per nessuna pianta. Avendo però domandato al sig. Denaro Gesualdo, lo scopritore – diciamo così – e propagatore sopraccitato del tarocco, e, mi racconta che una volta, quando questo frutto cominciò ad essere conosciuto, lui, il sig. Denaro, ne mostrava un bel campione e ne rilevava i pregi avanti un crocicchio di contadini uno di costoro, un semplicione, prese tra le mani quel campione ed esclamò: un tarocco! La parola provocò il riso di tutti, ma ebbe fortuna, e da quel momento quell’arancio si chiamò tarocco.
Continua poi il sig. Sebastiano Cucuzza: Che cosa sia il tarocco commercialmente lo dimostra il fatto che mentre al momento (fine ottobre) in Francofonte nessuna vendita si é fatta né di biondo, né di sanguigno, né di mandarini, per cui gli animi dei proprietari sono pieni di ansie, i tarocchi del territorio sono quasi tutti venduti al prezzo delle L. 425 alle 460.
Si tenga conto che le arance in quegli anni si vendevano in base al numero e non in funzione del peso, cioè “a migliaia”.
Una lira nel 1929 equivaleva a circa 0,66 euro di oggi (1.278,34 di vecchie lire).

Tratto dall'articolo Arance di Sicilia di Gaetano Basile

 

 

 

 

Arance ( - )

















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