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Spaghetti Italiani - Portale di Gastronomia

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Brano rivisitato, tratto dal Decameron di Boccaccio
Sesta giornata - Novella quarta

Un paio di note prima del racconto aiuteranno a comprenderlo meglio:

Chichibio era un cuoco veneziano e serviva un signore fiorentino. Il fatto di essere veneziano lo rendeva malvisto a Firenze, città che alla metà del Trecento era fortemente antiveneziana.

Le gru nidificavano a quel tempo in molte regioni paludose dell'Italia, ed erano oggetto di caccia e molto ricercate, infatti la cucina medioevale era molto ricca in ricette che si basavano sulle loro carni.

Chichibio,cuoco di Currado Gianfigliazzi,scampa alle ire del suo padrone,col suo ingegno e col suo senso dell'humor.

Currado Gianfigliazzi, nobile e stimato cittadino, conduceva la vita che conducono tutti i nobili cavalieri, mettendo da parte le sue gesta, parleremo in questa sede del tempo che egli dedicava, per diletto ad uccelli e cani.

Un giorno, il suo falcone, uccise una gru.. bella grassa e giovane.. buona per
essere mangiata! Currado dunque mandò la gru a Chichibio, ottimo cuoco
veneziano, che avrebbe dovuto cucinarla per cena.

Chichibio, caratterialmente era un po' superficiale. Inizia a cucinare con gran sollecitudine la gru.. e quando ormai era quasi cotta ed emanava uno squisito profumo, passò di lì Brunetta, una giovane e bella ragazza di cui Ghichibio era innamorato. La giovane, entrando in cucina e sentendo l'irresistibile profumino della gru che era ormai cotta a puntino.. chiese al caro cuoco che gliene desse una coscia.

Chichibio, canticchiando le rispose: 

- Voi non l'avrete da me, donna Brunetta, voi non l'avrete da me -

Allora donna Brunetta un po' turbata rispose: 

- Giuro che, se tu non me la dai, tu non avrai da me ciò che ti piace -

Il battibecco continuò fin quando, Chichibio, per non contrariare ulteriormente la sua donna, tolse alla gru una delle cosce e gliela diede.

Al momento in cui il pasto fu servito, Currado, avendo oltretutto degli ospiti alla sua tavola, si meravigliò di trovare la gru senza una coscia e chiese spiegazioni all'astuto cuoco veneziano che prontamente rispose:

- Signore mio, le gru hanno una coscia e una gamba -

Currado allora turbato disse: 

- Come, hanno una coscia e una gamba? Pensi che io non abbia mai visto delle altre gru? -

Chichibio seguitò: 

- Signore, quando vorrete, proverò che dichiaro la verità, mostrandovi delle gru vive -

Currado, per rispetto degli altri commensali, non volle protrarre oltre la discussione, ma disse:

- Poiché tu dici quello che io non ho mai ne visto ne sentito, vorrà dire che domattina tu mi darai questa dimostrazione e se sarà come tu dici io ne sarò contento; ma io ti giuro che, se sarà altrimenti, ti farò conciare in maniera tale, che ti ricorderai per sempre del mio nome -

Il giorno dopo, Currado, ancora adirato per l'accaduto, appena sveglio fece chiamare Chichibio e insieme si avviarono verso la riva di un fiume ove solevano sostare le gru.

Strada facendo, Chichibio, vedendo che l'ira di Currado non si era per nulla affievolita, gli cavalcava appresso molto spaventato e se avesse potuto, sarebbe scappato via volentieri.

Giunti sul fiume, scorsero sulla riva di quello ben dodici gru, "le quali tutte in un piè dimoravano, sì come quando dormono sogliono fare".

Chichibio prontamente le mostrò a Currado dicendo: 

- Potete vedere, signore, che ieri sera vi dissi il vero, le gru hanno solo una coscia ed un piede, guardate -

Currado, vedendo la scena rispose: 

- Aspetta che ti mostrerò che ne hanno due,di cosce - ed avvicinandosi a quelle gridò: - ho ho - a questo grido,le gru misero giù l'altra zampa e cominciarono a fuggire. Currado rivolto a Chichibio disse:

- Che te ne sembra, ghiottone, non vedi che ne hanno due?

Chichibio sbigottito, non sapendo da dove gli venisse tale risposta disse:

- Certo, signore, ma voi non gridaste "ho ho" a quella di eri sera: se lo
aveste fatto, ella avrebbe mandato fuori l'altra coscia, come hanno fatto
queste -

A Currado piacque tanto questa risposta, che tutta la sua ira si trasformò in
riso e disse:

- Hai ragione, Chichibio, avrei dovuto farlo.

Così, dunque, con una pronta e arguta risposta, Chichibio si riappacificò
col suo padrone.

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