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Testo di Luigi Farina - Data ultima revisione: 28 Gennaio 2002

Pagina realizzata da Luigi Farina (lfarina52@hotmail.com)

La gastronomia

Scritta "Cenni storici"

La gastronomia nella storia e nella letteratura

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     Nei "Tre Moschettieri" di Alessandro Dumas vi sono numerosi riferimenti a pranzi e banchetti, fra i quali ho scelto forse il meno rappresentativo, ma forse il più simpatico.
Questo pranzo si svolge a casa dei coniugi Coquenard e vi partecipa Portos, che vi si trovava in cerca di finaziamenti per acquistare il corredo per la guerra. 

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     ...- Il signore nostro cugino, prima di partire per la guerra, ci farà la grazia di pranzare una volta con noi, non è vero'. signora Coquenard? ...

     Ben presto arrivò l'ora del pranzo. Passarono nella sala da pranzo, uno stanzone nero posto in faccia alla cucina. ...

     Mastro Coquenard entrò sulla sua poltrona a rotelle spinta dalla signora Coquenard, ...

     - Oh, oh, - disse, - ecco una minestra che invita.

     - Che diavolo possono sentire di straordinario in questa minestra? - disse Porthos alla vista di un brodo abbondante, ma pallido e del tutto cieco, e sul quale nuotavano rare alcune croste come le isole in un arcipelago.

     La signora Coquenard sorrise, e a un suo segno tutti si sedettero in fretta.
Padron Coquenard fu il primo a esser servito, poi Porthos: in seguito la signora Coquenard riempì il suo piatto e distribuì le croste senza brodo agli scrivani impazienti. ...

     Dopo la minestra, la domestica portò un pollo lesso, magnificenza per cui le palpebre dei convitati si dilatarono tanto da sembrare prossime a fendersi. ...

     Il povero pollo era magro, e lo rivestiva una di quelle pelli grosse e irte di penne, che le ossa non riescono a forare nonostante i loro sforzi; certo, era stato cercato a lungo prima che lo scovassero sul bastone da pollaio sul quale si era ritirato a morir di vecchiaia.
« Diavolo! - pensò Porthos; - ecco una cosa molto triste: ìo rispetto la vecchiaia, ma non l'apprezzo molto lessata o arrostita ».

     E sì guardò attorno per vedere se la sua opinione era condivisa: ma, tutt'al contrario di lui, non vide che occhi fiammeggianti, i quali divoravano in anticipo quel sublime pollo, oggetto del suo disprezzo.

     La signora Coquenard trasse il piatto a sé, staccò con destrezza le due grandi zampe che pose nel tondo di suo marito; tagliò il collo che mise in disparte per sé con la testa; levò l'ala per Porthos, e riconsegnò l'animale alla domestica che l'aveva portato ...

     Invece del pollo, fece il suo ingresso un piatto di fave. Un piatto enorme nel quale alcuni ossi di montone, che di primo acchito si sarebbero potuti credere rivestiti dì carne, facevano finta di mostrarsi.

     Ma gli scrivani non furono gli zimbelli di una tal soperchieria, e le facce lugubri divennero volti rassegnati.

     La signora Coquenard distribuì questa pietanza ai giovanotti con la moderazione di una buona massaia.

     Era venuta la volta del vino. Mastro Coquenard versò da una bottiglia dì arenaria, assaì smilza, un terzo di bicchiere a ognuno dei giovani, ne versò a se stesso in proporzioni press'a poco uguali, e la bottiglia passò subito dalla parte di Porthos e della signora Coquenard.

     I giovani finivano di colmare il bicchiere con l'acqua. Poi, quando ne avevano bevuto la metà, lo riempivano ancora e facevano sempre così; il che, alla fine del pasto, li portava a trangugiare una bevanda che dal colore del rubino era passata a quella del topazio combusto.

     Porthos mangiò timidamente la sua ala di pollo ... Bevve anche un mezzo bicchiere di quel vino così misurato, e riconobbe l'orribile vinello di Montreuil, terrore dei palati degli intenditori. ...

     - Andate, giovanotti, andate a digerire lavorando, - disse gravemente il procuratore.

     Usciti gli scrivani, la signora Coquenard si alzò, e trasse da una credenza un pezzo di formaggio, un po' di marmellata di mele cotogne, e un dolce con mandorle e miele fatto da lei.

     Mastro Coquenard aggrottò le sopracciglia perché vedeva troppa roba: Porthos si morse le labbra perché vedeva che non c'era da levarsi la fame.

     Guardò se ci fosse ancora il piatto delle fave: il piatto delle fave era scomparso.

     - Succulento davvero! - esclamò mastro Coquenard agitandosi sulla sedia; - un vero convito: "epulae epularum" Lucullo pranza da Lucullo.

     Porthos guardò la bottiglia che gli era vicina e sperò di poter desinare con pane, formaggio e vino, ma il vino mancava, la bottiglia era vuota: il signore e la signora Coquenard non sembrarono accorgersene.

     « Sta bene, - disse fra sé Porthos, - adesso ho capito ». Passò la lingua su un cucchiaio di marmellata e si invescò i denti nello sciropposo dolce della signora Coquenard.

     « Ora, - continuò a dire fra sé, - il sacrificio è consumato. ...

     Il moschettiere tornò a casa sua con una fame rabbiosa. ...

dal romanzo "I Tre Moschettieri" di Alessandro Dumas - Capitolo XXXII - Pranzo da un procuratore

 

 

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