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Testi di Gino Adamo - Data ultima revisione: 2 Gennaio 2002

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La gastronomia

Scritta "Cenni storici"

La gastronomia nella storia e nella letteratura

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     Quell’estate [1876] la caccia fu abbondante come non si ricordava da anni. Alci, cervi, orsi, lupi brulicavano fra gli alpeggi, i torrenti e i boschi e perfino il bisonte era tornato in massa, raccolto in grandi mandrie, come ai bei tempi. Guerrieri e cacciatori non credevano ai loro occhi.

     Giorno e notte, quando il villaggio [nomade] si fermava dopo una marcia di spostamento per trovare erba nuova per i cavalli, il profumo delle carni arrostite e le danze delle feste riempivano la notte, fino al sorgere del sole. I vecchi si scambiavano ricordi, i giovani corteggiavano le ragazze vantando atti di straordinario coraggio, le ragazze consumavano le giornate a truccarsi per gli amori della sera, mentre i bambini, turbolenti e irrefrenabili, giocavano a fare i guerrieri, e tendevano “imboscate” alle coppiette inguattate sugli argini, sotto i pioppi e i salici. Soltanto un uomo non partecipava alle feste: “Cavallo-Pazzo”(Tashunka Witko).

     Mentre gli altri si ingozzavano di bisonte arrosto e di galline selvatiche, lui digiunava. Mentre gli altri si cercavano e si riunivano in compagnia, lui sceglieva la solitudine più completa.

     Toro-Seduto aveva sognato una grande battaglia, uno scontro con i “soldati-blu”, durante il quale molti soldati bianchi cadevano uccisi dai guerrieri all’interno del grande accampamento dei Lakota-Sioux e degli Cheyennes settentrionali. La notizia venne accolta da un un boato di giubilo, che si levò dal circolo degli uomini e delle donne più vicini e rimbalzò lontano, rotolando come il tuono d’estate di bocca in bocca, di campo in campo, di tipì in tipì [tenda conica di pelli di bisonte degli Indiani delle Pianure], echeggiando fra i cavalli che fremettero nervosi, pascolando sulle rive di un piccolo fiume chiamato Little Bighorn.

     Liberamente ricavato da “Gli Spiriti non dimenticano” di Vittorio Zucconi, A. Mondadori editore, 1996 (pp.311-315).

 

 

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