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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina

Data ultima revisione: 31 Agosto 2001

La gastronomia

Scritta "Cenni storici"

La gastronomia nella storia e nella letteratura



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          Fra i reali di Francia esisteva una strana quanto rigorosa etichetta che in pratica imponeva tutta una serie di norme che contemplavano, fra l’altro, un curioso esibizionismo degli augusti reali, per cui sia il re che la regina, si spogliavano e rivestivano in presenza di decine di persone addette al loro servizio, nobili di corte che, in base al rango personale, si occupavano di determinati aspetti della vestizione (o dell’operazione inversa). Analogamente i reali mangiavano alla presenza di una piccola folla di comuni sudditi, ammessi nei grandi saloni del palazzo reale. Quei popolani seguivano con viva attenzione le varie fasi del banchetto del re e della regina. Allo spettacolo del pranzo dei sovrani era ammesso anche un buon numero di stranieri. Si racconta che Giacomo Casanova, di passaggio a Parigi, vi abbia assistito un paio di volte, la prima nel 1764; nella seconda circostanza, molti anni dopo, era presente anche la famiglia Mozart. Fu in questa occasione che la regina, persona molto amabile e sensibile, chiamò a sé il piccolo Wolfango, allora sugli otto anni, e lo intrattenne piacevolmente a lungo.

          All’inizio del pranzo, il principe più strettamente legato al Re per parentela, aveva il compito di porgere al Sovrano un bacile con acqua profumata per detergere le mani, e altrettanto doveva essere fatto nei confronti della regina.

          Un viaggiatore inglese, certo Arthur Young, ebbe ad annotare, nel 1787, che il sovrano, Luigi XVI, era dotato di un robusto appetito, mentre riguardo alla regina riferisce che se ne stava seduta davanti al coperto senza toccare cibo. In attesa che il regale marito finisse di mangiare, ella piacevolmente s’intratteneva con due gentiluomini ch’erano dietro la sua poltrona. Alla corte di Francia vigeva anticamente la regola, d'un certo sapore crudele, di far subire una visita prematrimoniale alla fidanzata del delfino. Una giuria formata da dame di corte giudicava se il corpo della fanciulla era idoneo alla procreazione di una sana e numerosa prole. Anche la toletta degli sposi arrivati alla prima notte di matrimonio doveva essere compiuta in pubblico. Il delfino si svestiva alla presenza di vari gentiluomini, mentre al contempo la sposa veniva spogliata e preparata per la notte da uno stuolo di dame altolocate. Al mattino gli sposi si rivedevano accerchiati dalla piccola folla della sera precedente, che si assiepava sulle sponde del letto. Accadeva a volte che il delfino, con scarso tatto e delicatezza, si abbandonasse a confidenze intime, che se divertivano i gentiluomini, ovviamente indignavano la consorte.

 

 

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