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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina Data ultima revisione: 3 Agosto 2001 |
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D’Annunzio aveva sempre ignorato la fatica, le malattie gravi, tutte le piccole e grandi infermità che affliggono gran parte dell’umanità. Se a sedici anni cavalcava, nuotava e ballava, quando fu sulla sessantina correva ancora a fianco degli Arditi di Fiume; seguitava a cavalcare per ore intere e nuotava a lungo. All’occorrenza saltava agilmente e sapeva arrampicarsi su un albero come un ragazzo.
Al Vittoriale si ritirava nel suo studio verso la mezzanotte e si faceva portare mele cotte, biscotti inglesi e latte. Lavorava fin verso le quattro del mattino, e, coricatosi, dormiva fino a mezzogiorno. Faceva colazione da solo, poi si lavava con lentezza, si vestiva e bighellonava per la stanza. E così fin verso le quattro del pomeriggio. A quell’ora era solito prendere un tè o un caffè e latte, completi. Intorno alle diciassette scendeva in giardino, andava a sorvegliare i lavori della casa (in perenne restauro); leggeva la corrispondenza, e dava una scorsa ai giornali.
Non aveva mai bevuto vino, se si esclude un periodo di due anni trascorso in Francia, nella Gironda, dove alcuni celebri viticoltori della regione lo convinsero dei vantaggi che potevano derivare alla sua salute da qualche bicchierino di vecchissimo Chateau-Lafitte o di Chateau-Yquem.
Ma lui rimase sempre un astemio: convinto adoratore dell’acqua, di cui proclamava le innumerevoli virtù. Adorava anche la frutta e ne mangiava in gran quantità, di cotta e di cruda. Gli piacevano inoltre il riso, la carne alla griglia (quasi cruda), e ogni sorta di pesci. Non resisteva alla tentazione dei dolciumi, andava pazzo per le mandorle tostate, e specialmente per i marrons glacés. Per i gelati aveva una vera mania, e se appena sapeva di non essere osservato arrivava a ingoiarne fino a dieci-dodici, di seguito. Era invece moderato nell’uso del caffè o del tè. Non fumava, se non di rado, e solo sigarette leggere.
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L. F. Soft di Luigi Farina |
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