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Testi di Gino Adamo. Pagina realizzata da Luigi Farina Data ultima revisione: 3 Agosto 2001 |
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Riferiscono le cronache che nell’antica Persia (l’attuale Iran) nessun cittadino serio e responsabile mai si sarebbe arrischiato a discutere di cose importanti, in particolare di politica, se prima non si fosse ubriacato a dovere. Al contrario dell’attuale Iran - cupo e religioso fino al fanatismo delirante - la Persia di quei tempi (preislamici), aveva fama d’essere spiccatamente propensa ai grandi banchetti pubblici. Come dire alle pubbliche abbuffate nelle piazze delle città. In breve, una cultura incline ai bagordi. Narra Strabone che i persiani «giungono alle più importanti decisioni, dopo aver bevuto vino, e considerano queste decisioni più durevoli di quelle prese da sobri».
I banchetti più splendidi sono ovviamente quelli del re, che di solito cena attorniato da ben quindicimila commensali, seduti a tavole disposte lungo le pareti, in candide vesti da pranzo offerte dall’anfitrione.
Gli addobbi e il vasellame sono fiabeschi; non così però le portate che, bisogna dire, sono nell’insieme semplici e poco raffinate. Uno stuolo di schiavi assicura un servizio impeccabile. Secondo l’usanza, più alto è il rango dell’invitato e maggiore è la quantità di cibo che gli viene offerta. A fine pasto tutti sorseggiano con gravità lo haoma, una bevanda fortissima, destinata soprattutto ai sacrifici agli dei, che - è opinione diffusa - avrebbe il potere d’instillare negli animi spirito di giustizia e bontà.
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L. F. Soft di Luigi Farina |
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