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Elaborato da Gino Adamo e realizzato da Luigi Farina Data ultima revisione: 25 Maggio 2001 |
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Nel
1368, in occasione del matrimonio tra la giovane e bella milanese
Violante, figlia di Galeazzo II, Signore di Milano, e Lionello
d’Inghilterra, duca di Clarence, ebbe luogo un banchetto principesco
che fece epoca per la inusitata profusione dei cibi e la ricchezza dei
doni offerti, con magnificenza davvero regale, dal padre della sposa.
Giunto
a Milano da Parigi con largo seguito di nobili e cavalieri la vigilia di
Pentecoste (27 maggio 1368), Lionello, duca di Clarence, veniva unito
qualche giorno dopo in matrimonio con la nobile pulzella italiana. La
solenne cerimonia delle nozze verrà officiata il 5 giugno di
quell’anno dal vescovo di Novara. Subito
dopo il duca di Clarence e la sposa, con il folto seguito dei convitati,
si recarono all’Arengo, dov’era stato imbandito il grande pranzo. Secondo
il resoconto degli storici dell’avvenimento, le mense in realtà
furono non una, bensì due. Nella prima sedeva lo sposo, il conte di
Savoia, il vescovo di Novara, i figli di messer Bernabò, Marco e
Ludovico. Era fra i convitati anche un personaggio assai illustre, il
poeta messer Francesco Petrarca, seduto accanto ad altri cavalieri e
nobili forestieri, in gran parte pisani, alleati allora dei Visconti.
All’altra mensa, presieduta da Regina della Scala, moglie di
Bernabò, sedevano le donne, le quali portavano in tavola i piatti alla
prima mensa, cioè 50 piatti per ciascuna portata. Le portate furono ben
18; ogni portata era inoltre duplicata, in quanto composta di due
vivande, una a base di carne e un’altra a base di pesce, corredata da
un dono personale per ciascun convitato, ad ogni singola portata. La
prima imbandigione, doppia (appunto, per le carni e i pesci), era
costituita da due porcellini dorati che mandavano fuoco dalla bocca e da
una varietà di pesce chiamato “porchetta dorata”. La seconda
presentava lepri dorate con lucci. La terza era occupata da un enorme
vitello arrosto, tutto dorato con trote (anch’esse dorate). La quarta
era composta di quaglie e pernici, ovviamente dorate, accompagnate da
trote arrostite. La quinta portata comprendeva anatre e aironi in
quantità. La sesta offriva invece carne di manzo, capponi grossi con
salsa d’aglio e storioni. La settima dispensava ancora capponi e carne
in salsa di limone con pesce intinto nello stesso tipo di salsa.
L’ottava si sbizzarriva in svariati pasticci di carne di bue
accompagnati da altri pasticci di anguille grasse. La
nona portata offriva, invece, gelatine di carne e di pesce (lamprede) e
poi, via via,
capretti arrosto, lepri e caprioli, carne di cervo e di bue,
capponi e pollastri in salsa rossa e verde, e ancora conigli, pavoni,
cigni, anatre arrostite. Per finire con le ultime portate di giuncate,
formaggi e frutta… Nel
corso delle imbandigioni il munifico anfitrione presentò anche 76
cavalli ai baroni e gentiluomini del principe inglese.
Violante
portava in dote al marito ben 200 mila fiorini d’oro e la signoria
delle terre angioine in Piemonte: le città di Mondovì, Cuneo, Cherasco,
Demonte. Ma, invero, il principe inglese godette poco di tanto ben di
Dio, giacché appena tre mesi dopo il sontuoso matrimonio, lo sventurato
si ammalò e, nel giro di pochi giorni, morì.
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L. F. Soft di Luigi Farina |
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