Maggio

2003

Spaghetti Italiani - Portale di Gastronomia

Maggio

2003



La polenta, ai giorni nostri, sembra fatta apposta per confondere le idee a quanti hanno il cattivo gusto di distinguere, sulla tavola, i piatti ricchi da quelli poveri. Fino alla metà del secolo scorso, quanto si ricavava bollendo a lungo la farina di mais costituiva un cibo che, per necessità e non certo per scelta, era consumato di preferenza da quelle che le statistiche, con arida classificazione burocratica, definiscono classi medio-basse. Poi, per merito dell'ecologia alimentare, ha cambiato faccia. Tanto si è detto e scritto sulla polenta da consentire che su quest'alimento si cambiasse radicalmente idea. Solo da poco più di quattro secoli, però, - le coltivazioni, nel Polesine, si estendono verso la metà del XVI secolo - la polenta s'è identificata con quella che lo scozzese Smollett, in Liguria, all'inizio del XVIII secolo, chiamava "strana purea di mais". Prima le "puls" romane e poi le "bollite" medioevali si preparavano con farine integrali di orzo, avena,

miglio e - lo si vede ancor oggi in Valtellina - grano saraceno. Arrivato dall'America, più per merito dei "conquistadores" che di Colombo, il "mahix" (questo il nome atzeco) ebbe in Europa, e particolarmente in Italia, un successo quasi immediato.

Anche la letteratura scoprì la polenta. Il medico padovano Ludovico Pastò (1744-1806), ad esempio, recitava con successo il suo poemetto "La polenta" a fine pranzo. Un tempo, preparata quasi tutte le sere in ogni famiglia padana - da cui un razzismo alimentare ora in parte sopito - la polenta è diventata un cibo "allegro", tema unico per serate conviviali, caratteristico completamento di pietanze anche nei locali di lusso. Ad esempio, fine a qualche tempo fa, la squisita polenta alla griglia, anzi "brustolà", dell'Harry's Bar dì Venezia. È logico che, successivamente, i migliori chef abbiano capito che per la polenta, sana e nutriente e non certo unica responsabile (ma involontaria concausa) dell'antica flagellante pellagra, si potevano trovare ben altri utilizzi gastronomici: dai primi a secondi piatti, sino al dessert. Per rendersi conto che oggi ce ne sono tanti, diversi dal banale accompagnamento al solito brasato o al capriolo in salmì, basta sfogliare le pagine patinate delle numerose interessanti riviste di cucina che riempiono (uniche col successo quasi garantito) le edicole trasformate ormai in "mega store" editoriali.
 

Realizzazione: Luigi Farina ( lfarina52@hotmail.com )

ottimizzato per 1024x768 pixel

Logo L. F. Soft

 

L. F. Soft

L. F. Soft di Luigi Farina

E-mail: info@spaghettitaliani.com