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Memorie di un gelato a Palermo
di
Luigi
Farina
La vera passione
dei siciliani era, e forse sarà ancora, quella
del gelato in tutte le sue svariate forme: pezzi
duri, spumoni, sorbetti, granite, croccanti con
panna e diverse essenze, moka, giardinetto,
tuttifrutti, cassata e via dicendo, oltre
naturalmente ai gelati alla fragola, pesca,
albicocca e pistacchio. In città le gelaterie
abbondavano. Le più rinomate erano quelle alla
Marina sotto le mura delle "cattive" e quella
sotto il Teatro Massimo. Ma il nostro favorito
gelatiere era Mommo ai Leoni, situato accanto al
cancello d'ingresso del parco della Favorita
presso i due felini che davano il nome alla
piazza. Quante volte ci siamo fermati lì, sulla
via di casa, per goderci un delizioso spumone di
fragola e panna.
Non c'era neppure
bisogno di scendere dalla carrozza perchè il
cameriere ce li portava sopra un vassoio e li
consumavamo seduta stante mentre il cocchiere
prendeva il suo seduto in cassetta. Scendere per
andarsi a sedere a un tavolino sul marciapiede
era impensabile. Alla Marina era la stessa cosa,
ma se si era in carrozzella d'affitto era
considerato di pessimo gusto non sedersi ai
tavolini. Soltanto le donne di malaffare
restavano in carrozza....
tratto da "Estate
felici" di Fulco di Verdura edito da
Novecento
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Origini medioevali della polenta
di
Luigi
Farina
Molti sostengono
che il nome della "polenta" deriva dal termine
latino puls (un intriso di farina di
farro o di fava).
In effetti nel
Medioevo la polenta era una vivanda a base di
fave sminuzzate, fatte cuocere e amalgamate
pestandole in un mortaio, quindi scaldate con
olio cipolla, salvia o fichi o miele.
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A
caccia del pescespada
di
Luigi
Farina
Per andare a
caccia del pescespada, sopratutto in Calabria e
i Sicilia, si usavano delle imbarcazioni
speciali, munite di un lungo albero, sulla cui
coffa stava una vedetta, che aveva il doppio
compito di avvistare il pesce e una volta
avvistato di segnalarne i movimenti. Per
catturarlo i pescatori usavano urlare delle
frasi convenzionali di origine greco, che
avevano il compito di attirare magicamente il
pescespada, mentre la cattura vera e propria
avveniva lanciando delle fiocine.
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Allevamento delle ostriche in Francia
di
Luigi Farina
Verso la metà
dell'Ottocento le culture naturali francesi
delle ostriche cominciarono a scarseggiare sia
in quantità che in qualità. Per risolvere questo
problema fu inviato un funzionario a studiare il
modo di coltivare le ostriche che i Borboni
avevano ereditato dai romani. Fu così che questo
funzionario si impadronì della tecnica di
impiantare delle piccole ostriche, prelevate
dalle sede naturali in bacini di acque
tranquille e protette. Tornato in patria riuscì
ad impiantare ostriche prelevate
dall'Inghilterra in un bacino presso Arcon, che
diventò un vero e proprio parco protetto per la
produzione delle ostriche, da quì la fama
odierna della Francia, che è considerata il
paese delle ostriche.
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De
re coquinaria di Apicio
di
Luigi Farina
Una delle più
antiche pubblicazioni dedicate alla cucina che
ci sono pervenute è senz'altro il "De re
coquinaria" di Apicio. Una vera e propria
enciclopedia sulla cucina, divisa in 10 libri.
Il I libro parla
di vini aromatizzati, vini di rose e di viole,
di sciroppi, di salse, di come conservare carni,
pesci, miele, dolci, olive, frutta, erbe,
tartufi, ...
Il II libro di
carni battute, polpette sia di carne che di
pesce e delle salse per condirle, salsicce, ...
Il III libro di
erbe e derivati delle erbe, ...
Il IV libro di
torte di carne o di pesce, di antipasti, ...
Il V libro di
legumi
Il VI libro di
volatili domestici e selvatici e relative salse
per condirli
Il VII libro di
arrosti e lessi con relative salse, di
prosciutti, di frattaglie, di dolci fatti in
casa, di funghi, di tartufi, di uova, ...
L'VIII libro di
quadrupedi domestici e selvatici e relative
salse.
Il IX libro di
pesci, crostacei, molluschi, ...
Il X libro di
pesci con relativi salse.
Questo trattato fu
più volte rispolverato nel tempo e diede una
traccia da cui partire per arrivare alla cucina
moderna italiana.
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Apoteca
di
Luigi
Farina
L'apoteca era un
locale, situato nei piani alti degli edifici,
sopra le cucina, in modo da essere sempre
riscaldato, che veniva usato dai romani per
invecchiare il vino nelle anfore.
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