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Modi di dire "culinari": uova e frittate
di
Luigi
Farina
Le tradizioni
popolari abbondano in modi di dire legati ai
piatti più in uso. Uno dei più rappresentativi è
senz'altro la frittata e di conseguenza anche il
suo ingrediente principale, le uova. Chi non ha
mai usato almeno uno dei modi di dire quì appresso
indicati? Ormai fanno parte del linguaggio comune.
Eccone quì di
seguito alcuni partendo dalle uova e finendo con
la frittata:
Gallina che canta
ha fatto l'uovo: si dice di qualcuno che
nasconde dietro un atteggiamento allegro, qualche
malefatta.
Uovo di Colombo:
di dice di trovata semplicissima che risolve un
problema da tutti considerato irrisolvibile.
Rompere le uova
nel paniere: si dice di qualcuno che poco
opportunamente si intromette per ostacolare
l'operato di un'altra persona.
Essere pieno come
un uovo: avere mangiato così tanto da non
potersi muovere.
Cercare il pelo
nell'uovo: Essere estremamente minuzioso e
cercare sempre anche i minimi difetti nelle cose.
Meglio un'uovo
oggi che una gallina domani: è più sicuro
accontentarsi di quello che si ha al momento e non
rischirlo per avere sempre di più.
Non si può far la
frittata senza rompere le uova: sin dice
quando per ottenere uno scopo bisogna pagare un
prezzo più o meno lecito
Fare una frittata:
si ci riferisce ad una cosa malriuscita o ad un
disastro sia pratico che figurato.
Frittata: in
gergo automobilistico, indica un incidente fra più
autovetture.
Ormai la frittata
è fatta: si dice quando una situazione,
un'azione è già compiuta e non ci si può porre più
rimedio.
Rigirare la
frittata: si dice quando qualcuno rigira un
argomento di discussione in tutti i modi, pur di
avere ragione.
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Campionato mondiale di "chili"
di
Luigi
Farina
Il chili con carne
è diventato ormai il piatto tipico del Texas,
che ne rivendica anche l'invenzione. Ogni anno
vengono organizzate maxi-feste con accluse
competizioni per scegliere fra i chili cucinati
dai vari partecipanti il migliore. In una di
queste manifestazioni viene anche proclamato un
"Champion Chilimaker of the World", che rimane
in carica per un anno.
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Perchè si chiama "arista"
di
Luigi
Farina
Secondo Pellegrino
Artusi l'origine del nome "arista" deriva da un
fatto avvenuto nel 1430 durante il Concilio
indetto a Firenze per diramare delle
controversie fra la Chiesa romana e quella
greca. Durante un banchetto offerto in onore ai
prelati provenienti dalla Grecia, venne offerta
loro questa pietanza, fino allora onosciuta con
altro nome, la quale venne da essi accolta con
così grande favore, che cominciarono a dire:
"arista, arista", che in greco vuol dire
"ottima, ottima".
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I
3 condimenti del brodetto di Licurgo
di
Luigi Farina
Licurgo,
legislatore spartano dell'VIII secolo a.C.,
tentò di porre ordine alla vita sociale ed
economica di Sparta, istaurando un regime di
austerità collettiva. Mise al bando il lusso e
la ricercatezza dei banchetti fino allora in
uso: i pasti dovevano essere assunti in
comunità, in lunghe tavolate, consumando il
"brodetto nero", pietanza comune a tutti.
Dionigi il vecchio, re di Siracusa, assaggiando
questa pietanza, la trovò così disgustosa che
chiese come si potesse mangiare un simile
orrore. A questa domanda gli venne risposto:
"Con l'aiuto di 3 condimenti: fame, stanchezza e
sete".
Infatti come la storia ci racconta, da li a
breve, gli spartani cacciarono via Licurgo a
sassate.
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Carne nobile
di
Luigi Farina
Enrico VIII di
Inghilterra, rimase famoso per avere avuto ben 6
mogli, ma non tutti sanno che era un grande
amante dell'arrosto di bue.
Si narra che davanti ad un'intera sella di bue
ben rosolata allo spiedo, fu tanto il suo
entusismao che gli concesse il titolo di "sir" e
di "baron". Da allora un taglio di arrosto si
fatto si chiama "sirloin" e "baron".
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Origine del camembert
di
Luigi
Farina
Durante la
Rivoluzione Francese una certa Maria Harel,
accolse nella sua fattoria del Pays d'Auge in
Normandia un prete proveniente dalla Brie,
famosa per i suoi formaggi.
Con i consigli di questo prete, unendo metodi
normanni e metodi della Brie, realizzò un
formaggio che gli sembrò cosi buono da
trasmetterne il segreto alla figlia, che
stabilitasi a Camembert, lo cominciò a produrre
e a vendere.
Molti anni dopo Napoleone III, lo assaggiò e gli
piacque così tanto, da battezzarlo camembert per
la sua provenienza.
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