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Testi di Gino Adamo - Data ultima revisione: 3 Novembre 2001

Pagina realizzata da Luigi Farina (lfarina52@hotmail.com)

La gastronomia

Scritta "Cenni storici"

La gastronomia nella storia e nella letteratura



 

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Pregi del cioccolato

 

Forse non tutti sanno che, oltre alle note qualità energetiche, il cioccolato sarebbe un prezioso alleato nella cura della depressione. Pare assodato che, in modo particolare, ne trarrebbe beneficio la psiche femminile. Alcuni medici ne consigliano il consumo quotidiano alle loro pazienti: soprattutto quelle che hanno varcato il confine della menopausa.

 

 

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I "cipriassi" pesano sullo stomaco

 

I Pakistani sono ottimi cuochi. Un loro piatto tradizionale è lo stufato con pinoli, mandorle, uva passa e scorza d’arancio, che si gusta con i famosi ciapatti di grano, simili alle tortillas messicane. Una sera, ad un banchetto di gala, esplose un’incontenibile ilarità generale quando una dama inglese storpiò il nome di “ciapatti” in “ciaprassi” (che significa “servitore”), dicendo alla padrona di casa: «Ho una vera passione per i vostri “ciaprassi”; ne prendo due ogni sera, ma confesso che pesano un po’ sullo stomaco».

 

 

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La mensa quaresimale dei fraticelli

Chiesero a un fraticello del convento di Obdorsk.
- «Come si pratica da voi il digiuno?»
- «La nostra mensa, secondo l’antica usanza del romitorio, è questa: durante la Quaresima, stiamo a digiuno completo il lunedì, il mercoledì e il venerdì. Martedì e giovedì si prepara per la comunità il pane di frumento, la frutta secca cotta col miele, le more di rovo o il cavolo salato e la farina di avena cotta. Il sabato, minestra di cavolo, pasta con piselli, polentina al sugo, il tutto condito con olio. La domenica, oltre la minestra di cavolo, il pesce secco e la polentina. La settimana della Passione, poi, cominciando dal lunedì mattina fino al sabato sera, per tutti i sei giorni, non si prende altro che pane e acqua; è permesso anche mangiar la verdura non cotta, ma sempre con molta misura, perché nei libri santi è detto che nella prima settimana si potrebbe anche non prendere cibo affatto. Il Venerdì Santo, come pure il sabato, si deve digiunare fino alle tre di notte, e solo allora si mangia un po’ di pane e si beve un’unica tazza di vino. Il giovedì santo, mangiamo cibi preparati senz’olio, di preferenza asciutti, e beviamo il vino. Il Concilio di Laodicea, infatti, si espresse in questo modo riguardo al giovedì Santo: “Non conviene nell’ultimo giovedì della Quaresima rompere il digiuno, disonorando con ciò tutta Quaresima”».


Fedor Dostoevskij: «I fratelli Karamazov», ediz. Bietti 1968, (Libro IV, cap.I - p.229

 

 

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Fagioli per dono di nozze

 

Nel 1533, Alessandro de’ Medici, in occasione del matrimonio della sorella Caterina con Enrico II di Francia, donò come prezioso regalo nuziale un sacchetto di … fagioli. 
I fagioli sono una pianta erbacea annuale originaria dell’America centro-tropicale, largamente coltivata dai popoli nativi per i quali costituiva spesso l’alimento base. I fagioli ebbero grande successo in Europa, dove vennero coltivati, fin dal secolo XVI, soprattutto nelle regioni meridionali d’Europa. E’ una pianta tropicale che non sopporta il freddo. 
Il
Mattioli ne scrisse in questi termini: «Scaldano i faggiuoli; mangiati nei cibi gonfiano e affannano lo stomaco, ma generano il seme virile, e sollecitano al coito, e mangiati con pepe lungo, zucchero e galanga. Non danno tanto affanno allo stomaco, quando si mangiano con senape o con cardi (…)». Un esperto di piante, Castore Durante, ne suggeriva l’uso alle donne, ma come belletto: «(…) fanno i faggiuoli belleti le donne, pigliando una libra di faggiuoli e altrettanta medolla di pane bianco, aggiungendo una zucca lunga fresca e tenera tagliata minuta e tenuto il tutto in macera per una notte in latte di capra con mezz’oncia di melone (…)»  Cfr. P. Mattioli: “Erbario”, 1599

 

 

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Birra e sandwich al Quai des Orfèvres

 

Era quasi mezzanotte quando Maigret arrivò al Quai des Orfèvres. La bufera era al suo culmine. Gli alberi del lungofiume erano scossi con violenza e piccole onde sciabordavano attorno al battello. I locali della polizia giudiziaria erano quasi deserti.
"Torrence è rientrato?", s’informò Maigret.
"E’ tornato proprio adesso"
"Ordinami birra e sandwich. Ma niente mollica, eh!"
Spinse una porta e chiamò: "Torrence! …".
(…) Il commissario si tolse il cappotto, la giacca e si allentò la cravatta. 
"Allora?"
"La scientifica ha scattato foto, ma non ha potuto trovare impronte digitali. A parte quelle della vittima naturalmente (…)"
Ci fu un momento di silenzio. Poi si sentirono rumore di passi e di bicchieri che tintinnavano dietro la porta. Torrence aprì.
Il cameriere della birreria Dauphine entrò, mise sul tavolo un vassoio che reggeva sei birre e quattro sandwich bene imbottiti. (…)
Senza smettere di fumare, il commissario si mise a mangiare e a bere, non senza aver spinto una birra verso il brigadiere.

Georges SIMENON - "MAIGRET e il LETTONE", Oscar Mondadori,1987.

 

 

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Banchetto alla corte pontificia di Avignone

 

Nel 1324, alla Corte pontificia di Avignone, ad un banchetto di nozze vennero mangiati 4000 pani, 8 buoi, 55 montoni, 8 maiali, 4 cinghiali, 200 capponi, 200 polli, 580 pernici, 270 conigli, 4 gru, 2 fagiani, 3 quintali di formaggi e 3000 uova.
Si mangia con le dita, ma il galateo raccomanda di non avvalersi mai né dell’anulare né del mignolo: non è considerato educato. Si rischia una figuraccia.

 

 

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