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Testi di Gino Adamo, realizzato da Luigi Farina

Data ultima revisione: 25 Maggio 2001

La gastronomia

Scritta "Cenni storici"

La gastronomia nella storia e nella letteratura



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Napoleone a tavola

I piaceri della tavola per Napoleone non esistevano. A Parigi sedeva a tavola, quasi di malavoglia, per dodici, quindici minuti al massimo, quindi si alzava lasciando l’imperatrice e gli altri convitati a continuare il pasto.

Lesso, arrosto, uova al piatto, fagiolini in insalata, formaggio parmigiano, vino di Chambertin tagliato con acqua, sono tutto ciò che l’imperatore preferisce. Niente dolci né frutta.

Unico vizio: qualche presa di tabacco.

 

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Un carnefice vegetariano

Adolf Hitler era un convinto seguace e assertore di diete integralmente vegetariane e, a che si sappia, non cedette mai alle lusinghe della carne. Quando sedeva a tavola coi suoi accoliti - di solito alti ufficiali e funzionari di partito con le rispettive consorti - non mancava quasi mai di fare del macabro umorismo sulla deplorevole inclinazione dei suoi commensali di scegliere pietanze a base di carne: li definiva apertamente “divoratori di cadaveri”. Sotto questo aspetto, il Führer sarebbe probabilmente vissuto a lungo e in salute (fra l’altro, non sopportava il fumo): ma, com’è noto, egli rivelò tragicamente al mondo anche altri incresciosi risvolti della sua psiche malata, che lo condussero precocemente alla malattia. Negli ultimi due anni del conflitto, dinanzi ai rovinosi rovesci del fronte germanico, fu visibilmente preda di “delirium tremens”: fino alla morte. Che avverrà per suicidio nel Bunker di Berlino, assediata dai sovietici.

 

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La rivoluzione inventa lo scatolame

Nel 1795, mentre il periodo più critico della carestia che ha imperversato in Francia durante la Rivoluzione, sembra sul punto d’essere superato, in un piccolo laboratorio di rue de la Folie Mèricourt, a Parigi,  si assiste a un fatto prodigioso, che in futuro avrà sviluppi incalcolabili sul piano dell’alimentazione umana. Francesco Appert, un ex pasticciere, riesce per la prima volta a conservare in barattoli di vetro a chiusura ermetica e fatti bollire a lungo in una caldaia, carni, verdure, finanche latte condensato. Nasce, insomma, lo “scatolame”.

Spetta dunque alla Francia della rivoluzione il merito di aver dato al mondo una valida arma per combattere le carestie.

L’inventore del metodo, per un tragico scherzo del destino, morirà invece in miseria, ossia praticamente di fame.

 

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Quanti pesci nel Mediterraneo

(Bibliografia gastronomica - "Il mare in pentola")

  Quanti sono i tipi di pesce del Mediterraneo?

      Secondo Alan Davidson, autore di un brillante libro sull’argomento, sono duecento le specie più pregiate, che la FAO descrive nelle loro caratteristiche fisiche e che il Davidson racconta nei loro riferimenti storici e nelle loro attitudini gastronomiche, nominate in tutte le lingue mediterranee (e ovviamente in inglese), ma anche nei diversi dialetti italiani. Di ciascuna specie viene presentata la forma esemplare in un disegno descrittivo, e per ognuna vengono spiegate le più tipiche e appetitose ricette.

Peccato che in Italia il libro sia andato da tempo esaurito (Mondadori, Collezione “Gli Oscar Casa”).

 

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Svizzera: Specialità gastronomiche

A Ginevra il piatto tradizionale è costituito da carciofi gratinati, farciti con fette di prosciutto crudo, funghi champignon e formaggio.

Tra i formaggi elvetici molto apprezzato è il “panierten tomme”, a pasta morbida (simile al Camembert), tipico del Vaud.

Qualcuno ha giustamente osservato che la Svizzera rispecchia geograficamente l’intera Europa: è un principio, aggiungiamo, che vale anche per quanto riguarda la cucina e la gastronomia.

I buongustai indicano una carrellata di specialità svizzere dagli antipasti e dagli schabzieger-nocken, gnocchetti di patate gratinati con formaggio di capra alle erbe che si producono prevalentemente nel Cantone di Glarona. Ottimi sono anche i dadini di pane abbrustolito, da gustare, come antipasto, con formaggio alla griglia.

Altrettanto gustosa è la verzada-cassola, preparata con verze, carni lessate e farina bianca.

 

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Slovenia: Il "Prsut", un'autentica leccornia

Il prsut (prosciutto) richiede una stagionatura all’aria dura, di almeno un anno. Si scelgono espressamente i prosciutti ricavati da maiali giovani (di peso non superiore ai 125 chili). La carne deve rimanere per un mese in salamoia di sale marino, condita con diverse erbe, aglio e pepe. Per il resto del tempo i prosciutti vengono conservati in luoghi spazzati dalle correnti d’aria. Il prsut, tagliatoc in fette molto sottili, è un eccellente antipasto.

 

 

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E-mail: lfarina52@hotmail.com

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